{"id":1483,"date":"2022-07-11T10:19:10","date_gmt":"2022-07-11T08:19:10","guid":{"rendered":"https:\/\/studiorizoma.org\/?p=1483"},"modified":"2025-07-12T10:00:55","modified_gmt":"2025-07-12T08:00:55","slug":"perdere-i-confini-muoversi-con-le-onde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiorizoma.org\/pt-pt\/editorial\/perdere-i-confini-muoversi-con-le-onde\/","title":{"rendered":"PERDERE I CONFINI, MUOVERSI CON LE ONDE"},"content":{"rendered":"\r\n<p>\u201cL\u2019acqua cancella ogni confine; e visto che tutti i mari del mondo dialogano con tutti gli altri mari, i confini che la storia ha tracciato nel mare sono puramente concettuali, o traggono la loro geometria da un qualche aspetto della costa pi\u00f9 vicina\u201d, scrive Roberto Casati nel suo libro <em>Oceano. Una navigazione filosofica<\/em>.<br \/>Nonostante le caratteristiche dei mari e degli oceani, sia quelle ecologiche che quelle politico-sociali, siano oggi in costante mutamento, la loro conoscenza non solo \u00e8 parziale ma \u00e8 \u201cparalizzata tra forme di segregazione culturale consolidate e separazione tra attivit\u00e0 umane di terra e di mare\u201d (<em>Ocean Space<\/em>). La prospettiva terra-centrica considera ci\u00f2 che accade negli spazi acquatici come qualcosa di marginale rispetto a ci\u00f2 che succede a terra, nella nostra societ\u00e0. Diviene necessario, per affrontare le importanti trasformazioni in atto, ripensare tale relazione tra terra e mare e iniziare a concepire questi spazi acquatici in termini sociali, come dei corpi sensibili che reagiscono alle attivit\u00e0 umane \u201cterrene\u201d e quindi come spazi della societ\u00e0, piuttosto che spazi utilizzati dalla societ\u00e0.<br \/>Diversi sono i progetti artistici che vogliono offrire un contributo al dibattito in un\u2019ottica di superamento della divisione terra\/mare, cercando vivamente una rottura con quella separazione che disarticola il discorso in natura\/cultura. Abbiamo raccolto quattro progetti che, pur lavorando su piani differenti e con metodologie diverse, sono accomunate dalla volont\u00e0 di portare \u2013 e in alcuni casi \u2018riportare\u2019 \u2013 le pratiche marittime al centro del discorso contemporaneo, facendo costantemente dialogare ci\u00f2 che succede \u2018a terra\u2019 con ci\u00f2 che succede \u2018in acqua\u2019: ripensare questa relazione e abbandonare il presupposto secondo cui l&#8217;esistenza della societ\u00e0 esiste solo l\u00e0 dove fisicamente vivono gli esseri umani, \u00e8 possibile solo se prima immaginiamo una vita nella quale l\u2019Oceano \u00e8 intrinseco.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<div class=\"wp-block-spacer\" style=\"height: 45px;\" aria-hidden=\"true\">\u00a0<\/div>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><strong>Dineo Seshee Bopape, <em>Ocean! What if no change is your desperate mission<\/em><\/strong><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"516\" class=\"wp-image-1484\" src=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-10-04-115347-1-1024x516.png\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-10-04-115347-1-1024x516.png 1024w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-10-04-115347-1-300x151.png 300w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-10-04-115347-1-768x387.png 768w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-10-04-115347-1.png 1306w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/>\r\n<figcaption>Dineo Seshee Bopape, <em>Ocean! What if no change is your desperate mission<\/em>, Ocean Space, 2022 (a cura di Chus Mart\u00ednez e TBA21-Academy)<\/figcaption>\r\n<\/figure>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><br \/>Nell\u2019ambito dell\u2019esposizione The Soul Expanding Ocean curata da Chus Mart\u00ednez negli spazi di Ocean Space (Venezia), l\u2019artista sudafricana Dineo Seshee Bopape espone Ocean! What if no change is your desperate mission. Il lavoro, commissionato da TBA21-Academy, \u00e8 frutto di un viaggio alle Isole Salomone, da dove l\u2019artista fa rotta verso le piantagioni del Mississippi fino alla Giamaica, per poi fare ritorno a casa, in Sudafrica. Da questo viaggio nasce un progetto che ripercorre la storia della tratta transatlantica degli schiavi e che guarda all\u2019Oceano come a un deposito di storie coloniali. Storie che sono raccontate da microrganismi, da rocce e da alghe, da onde e da voci che si muovono con esse. \u00c8 un\u2019opera che ci insegna a comprendere che \u201ci tempi antichi e leggendari non appartengono al passato, perch\u00e9 l\u2019epoca coloniale dell\u2019oppressione non \u00e8 storia passata, come non lo sono distruzione e sfruttamento delle risorse\u201d, scrive la curatrice Chus Mart\u00ednez.<br \/>Ocean! What if no change is your desperate mission \u00e8 un ulteriore passo verso l\u2019unione tra la terra e la memoria degli oceani: essi contengono parte della storia dell\u2019umanit\u00e0 e in quanto tali, proprio come la stessa opera ci invita a fare, vanno ascoltati.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>PAGINA DEL PROGETTO<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<div class=\"wp-block-spacer\" style=\"height: 45px;\" aria-hidden=\"true\">\u00a0<\/div>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cL\u2019acqua cancella ogni confine; e visto che tutti i mari del mondo dialogano con tutti gli altri mari, i confini che la storia ha tracciato nel mare sono puramente concettuali, o traggono la loro geometria da un qualche aspetto della costa pi\u00f9 vicina\u201d, scrive Roberto Casati nel suo libro Oceano. 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