{"id":544,"date":"2022-05-05T09:20:20","date_gmt":"2022-05-05T07:20:20","guid":{"rendered":"https:\/\/studiorizoma.org\/project\/non-e-piu-tempo-per-negare\/"},"modified":"2022-06-01T12:08:28","modified_gmt":"2022-06-01T10:08:28","slug":"non-e-piu-tempo-per-negare","status":"publish","type":"project","link":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/project\/non-e-piu-tempo-per-negare\/","title":{"rendered":"Non \u00e8 Pi\u00f9 Tempo di Negare"},"content":{"rendered":"\n<p>Dagli anni sessanta, un movimento di artisti, intellettuali e attivisti connessi a livello globale ha condotto una persistente campagna per la restituzione dei manufatti culturali africani e dei resti umani come parte delle strategie di decolonizzazione. Dopo un lungo periodo di stasi, negli ultimi anni il dibattito ha subito un\u2019accelerazione, con diversi esempi di restituzione fisica come i tesori di Behanzin alla Repubblica del Benin o i Bronzi del Benin alla Nigeria. Se la restituzione vera e propria sar\u00e0 decisa al pi\u00f9 alto livello diplomatico e rimandata il pi\u00f9 a lungo possibile, spetter\u00e0 agli artisti e alla societ\u00e0 civile accelerare e accompagnare questo processo. \u00c8 giunto il momento di seguire coloro che hanno aperto la strada per creare un movimento ampio e transnazionale. Come questi oggetti possono riacquistare il loro significato simbolico, sociale e storico? In che modo la restituzione pu\u00f2 avvenire nei contesti contemporanei di produzione di conoscenza, interazione sociale e giustizia globale?<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta fuori dalla prospettiva europea, teschi e scheletri diventano pi\u00f9 che entit\u00e0 scientifiche, e le maschere diventano pi\u00f9 che oggetti d&#8217;arte. Sono abitati da spiriti ancestrali brutalmente rimossi dal loro habitat, rinchiusi in collezioni dimenticate e che ancora infestano il continente europeo. Con il processo di restituzione, dobbiamo imparare, in Europa e nelle ex colonie, a parlare della lunga storia di violenza fisica, sfruttamento economico e saccheggio, alienazione, appropriazione culturale e trasferimento di questi oggetti che prima producevano significato. Quali rituali possiamo inventare per accompagnare la restituzione di questi oggetti? Come possiamo invertire un processo di alienazione indotto dal pensiero egemonico eurocentrico imposto dalla violenza coloniale?<\/p>\n\n\n\n<p>La destrutturazione delle strutture sociali attraverso l&#8217;espropriazione di oggetti con valore culturale o potere simbolico ha permesso lo sfruttamento dell&#8217;uomo e della natura. Le idee moderniste di progresso e la conseguente distinzione tra le cosiddette societ\u00e0 &#8220;avanzate&#8221; e quelle &#8220;primitive&#8221;, l&#8217;imperativo di una crescita economica infinita e l&#8217;estrattivismo aggressivo delle risorse naturali hanno annientato qualsiasi cosmologia alternativa che definisse diversamente la relazione tra gli esseri umani e la natura. Il movimento di restituzione dovrebbe rivendicare anche la restituzione delle risorse naturali, il risarcimento e il rimborso del debito ecologico dell&#8217;Occidente? Chi paga per la continua distruzione dell&#8217;ecologia causata dallo sfruttamento delle risorse naturali? E non sarebbe meglio per l&#8217;umanit\u00e0 se si potessero ripristinare cosmologie alternative?<\/p>\n\n\n\n<p>Studio Rizoma e GROUP50:50 invitano artisti, attivisti e pensatori europei e africani che rappresentano l&#8217;avanguardia di un movimento di restituzione transnazionale a presentare e discutere le loro pratiche. Dopo la prima tappa a Palermo, i protagonisti del &#8220;Transnational Restitution Movement&#8221; andranno a Lipsia, Lubumbashi, Kinshasa e Berlino nel 2022 e 2023. In ogni citt\u00e0, coinvolgeranno artisti e attivisti locali nelle loro riflessioni e produzioni artistiche per portare avanti il movimento di restituzione transnazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>A cura di Patrick Mudekereza e Eva-Maria Bertschy con contributi di Giorgio Mega e Emmanuelle Spiesse (LAM, Les Afriques dans le monde, laboratorio CNRS).<br>Gestione della produzione: Letizia Gullo, Giorgio Mega e Pamina Rottok<br>Direzione generale: Marta Cillero<br>Scenografia e produzione: Jesse Gagliardi<br>Direzione e assistenza tecnica: Gruppo Sinergie<br>Produzione e documentazione video: La Bandita Film<br>Relazioni istituzionali: Patrizia Pozzo<br>Relazioni pubbliche in ambito artistico e culturale: Sofia Li Pira<br>Comunicazione e direzione creativa: Izabela Anna Moren<br>Assistente editoriale: Elisa Capellini<br>Progetto grafico: Simone Capano e Luca Pantorno<br>Strategia social media: Elena Fortunati<\/p>\n\n\n\n<p class=\"small-text\"><em>\u201cThe Time for Denial is Over\u201d is a project of GROUP50:50 (Basel-Lubumbashi), Fondazione Studio Rizoma (Palermo), Centre d\u2019Art Waza (Lubumbashi) and European Alternatives, in collaboration with PODIUM Esslingen, The European Pavilion, CTM Festival Berlin, euro-scene Leipzig, Kaserne Basel, JazzClub Leipzig and Vorarlberger Landestheater.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"small-text\"><em>With the support of TURN Fonds de Kulturstiftung des Bundes, Pro Helvetia and European Cultural Foundation.<\/em><br><\/p>\n","protected":false},"featured_media":546,"template":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/project\/544"}],"collection":[{"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/project"}],"about":[{"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/project"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/546"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=544"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}