{"id":637,"date":"2022-04-13T16:22:00","date_gmt":"2022-04-13T14:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/studiorizoma.org\/non-categorizzato\/the-mediterranean-between-utopia-and-apocalypse\/"},"modified":"2022-05-20T16:12:39","modified_gmt":"2022-05-20T14:12:39","slug":"the-mediterranean-between-utopia-and-apocalypse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/non-categorizzato\/the-mediterranean-between-utopia-and-apocalypse\/","title":{"rendered":"Il Mediterraneo tra Utopia e Apocalisse"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"big-text\">Incontro con la storica Leyla Dakhli: \u201cIl Mediterraneo \u00e8 un&#8217;utopia\u201d<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>&#8220;Questa etichetta di &#8220;Mediterraneo&#8221; designa una cultura comune, una forma di utopia cosmopolita, un po&#8217; sciropposa e spesso nostalgica, il luogo di un incontro e di una coesistenza tra popoli e culture, di una circolazione tra l&#8217;Occidente e l&#8217;Oriente. Dagli orientalisti ad Albert Camus, c&#8217;\u00e8 lo stesso mondo immaginario: il sole del Mediterraneo, la bellezza delle rovine e dei paesaggi, la luminosit\u00e0 della luce, i vigneti e gli ulivi, ecc. E questo immaginario \u00e8 tanto pi\u00f9 forte quanto pi\u00f9 ci si allontana dal Mediterraneo: \u00e8 in pieno svolgimento a Berlino, dove vivo da quattro anni e dove ho assistito gradualmente all&#8217;arrivo dei rifugiati. Soprattutto, pi\u00f9 il Mediterraneo si afferma come un mondo comune nei discorsi, pi\u00f9 le separazioni e le divisioni appaiono nella realt\u00e0.\u201d<br><br>\u201cL&#8217;utopia mediterranea ha ora il suo esatto lato negativo: lo spazio dello scontro di civilt\u00e0, il mare cimitero. Essendo al termine di una serie di crisi, tra cui il mostruoso conflitto siriano, il Mediterraneo tende ad essere descritto come uno spazio apocalittico crivellato di guerre, un territorio devastato dalla morte. Ma non tutte le migrazioni sono dovute alla guerra, e mentre molti migranti muoiono, non tutti sono necessariamente in fuga da situazioni estreme. Alcuni cercano solo di portare un po&#8217; di soldi al loro villaggio, o semplicemente di vedere com&#8217;\u00e8 altrove. La crisi \u00e8 anche causata, dalla met\u00e0 degli anni 70, dalle politiche di congestione. La costruzione europea ha avuto un impatto enorme sulla migrazione: Pi\u00f9 l&#8217;Europa si apre all&#8217;interno, pi\u00f9 si chiude all&#8217;esterno imponendo visti ai migranti mediterranei in generale, siano essi stagionali, economici, ecc. Questi ultimi devono passare attraverso ogni sorta di meccanismi che creano un collo di bottiglia che con il tempo \u00e8 diventato una zona di crisi, mentre la migrazione nell&#8217;area del Mediterraneo era una sorta di routine.\u201d<br><br>\u201cLa nozione di Mediterraneo si trova tra un approccio utopico e una visione apocalittica. Per uscire da questa situazione, credo che dobbiamo mettere in sordina le ricerche sull&#8217;immaginario o gli approcci monografici, per lavorare sugli spazi connessi, sulle circolazioni e sul modo in cui il molto contemporaneo mette in prospettiva la storia.\u201d<br><br>\u201cIl Mediterraneo collega tre continenti: Europa, Africa e Asia. Ma anche come spazio geografico, non \u00e8 evidente: stiamo parlando del mare stesso o della zona che lo circonda? N\u00e9 sappiamo quanto si estenda questa zona, tanto pi\u00f9 che coloro che arrivano oggi nel Mediterraneo provengono spesso dall&#8217;area subsahariana. Dobbiamo arrivare fino alla frontiera del Sahara? La guerra in Siria rivela anche circolazioni che avevamo quasi dimenticato, attraverso il Medio Oriente e le isole del Mar Egeo, questa &#8220;rotta orientale&#8221; dove si sono giocati tanti drammi, come gli scambi di popolazioni turche e greche dopo la prima guerra mondiale. Sotto la sua apparenza di mare interno, chiuso e circolare, il Mediterraneo \u00e8 in realt\u00e0 il portatore di tutte le divisioni: Nord-Sud e Ovest-Est. Nord-Sud, cio\u00e8 il fronte coloniale e post-coloniale, e Ovest-Est, cio\u00e8 Maghreb-Mashrek, Couchant-Levant, Mediterraneo-Mar Nero.\u201d<br><br>\u201cQueste divisioni si riproducono anche nelle nostre discipline, dato che spesso siamo specialisti in una particolare area culturale. Ci troviamo da una parte o dall&#8217;altra del Mediterraneo, a nord o a sud, a ovest o a est. \u00c8 questo tropismo che vorrei contribuire ad abbattere ricollegando i diversi mondi mediterranei. Perch\u00e9 il Medio Oriente non \u00e8 tradizionalmente cos\u00ec interessato al Mediterraneo&#8230; a meno che non sia il Mediterraneo a non essere interessato al Medio Oriente! In ogni caso, non \u00e8 affatto chiaro che questa zona faccia parte del Mediterraneo. La storia del Medio Oriente \u00e8 piuttosto inscritta nel mondo arabo, nella Lega Araba e nella potenziale nazione araba. In quest&#8217;altra utopia del Sud, il mondo arabo \u00e8 rivolto verso la Terra Santa di Israele-Palestina, e verso la Terra Santa d&#8217;Arabia, la Mecca, cos\u00ec come verso l&#8217;Iraq e le culle dei califfati e della civilt\u00e0 araba.\u201d<br><br>\u201cSi potrebbe quasi dire che il Mediterraneo \u00e8 solo per l&#8217;Europa, visto solo da nord, dall&#8217;alto. Le aree colonizzate, economicamente o politicamente dominate intorno al Mediterraneo non si relazionano con esso e non lo nominano come tale. Dando un nome allo spazio, il potere, qualunque esso sia, si d\u00e0 la possibilit\u00e0 di conquistarlo, realmente e mentalmente. Questo \u00e8, per eccellenza, lo spazio imperiale dei romani, Mare nostrum, &#8216;il nostro mare&#8217;. Tutto \u00e8 nel possessivo &#8216;nostro&#8217;, naturalmente, in questa appropriazione, questa conquista: i nostri valori, la nostra religione, la nostra architettura, i nostri edifici, le nostre citt\u00e0, il nostro modo di sfruttare la terra, insomma il nostro modo di organizzare il mondo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:30px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"small-text\">Estratto da Rencontre avec l&#8217;historienne Leyla Dakhli : \u201cLa M\u00e9diterran\u00e9e est une utopie\u201d pubblicato originariamente su T\u00e9l\u00e9rama, 18. Ottobre 2016. Intervista di Juliette Cerf.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"small-text\"><strong>Leyla Dakhli<\/strong> \u00e8 una storica tunisina e ricercatrice presso il Centro di Ricerca Nazionale francese (CNRS), attualmente insediata presso il Centro Marc Bloch di Berlino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Incontro con la storica Leyla Dakhli: \u201cIl Mediterraneo \u00e8 un&#8217;utopia\u201d &#8220;Questa etichetta di &#8220;Mediterraneo&#8221; designa una cultura comune, una forma di utopia cosmopolita, un po&#8217; sciropposa e spesso nostalgica, il luogo di un incontro e di una coesistenza tra popoli e culture, di una circolazione tra l&#8217;Occidente e l&#8217;Oriente. 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