{"id":5165,"date":"2025-03-21T10:55:26","date_gmt":"2025-03-21T09:55:26","guid":{"rendered":"https:\/\/studiorizoma.org\/?p=5165"},"modified":"2025-03-22T18:12:09","modified_gmt":"2025-03-22T17:12:09","slug":"yolenn-farges-in-conversazione-con-fulvia-larena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/non-categorizzato\/yolenn-farges-in-conversazione-con-fulvia-larena\/","title":{"rendered":"Yolenn Farges &#8211; Fulvia Larena. Una conversazione su mare e cibo."},"content":{"rendered":"<p>Nei primi mesi dell&#8217;anno 2025, Fulvia Larena ha condotto ricerche su cibo, vino e adattamento culturale al cambiamento climatico nelle aree insulari del Mediterraneo. Attraverso analisi ecocritiche e partecipative, l&#8217;obiettivo della residenza, curata da Izabela Moren (Fondazione Studio Rizoma), era quello di sviluppare strumenti culturali e artistici in grado di collegare scienza, arte e societ\u00e0 per promuovere soluzioni innovative e inclusive. In questa discussione con Yolenn Farges, discutono ed esplorano le intersezioni tra arte, sostenibilit\u00e0 e pesca nel contesto del Mediterraneo. Fulvia Larena evidenzia come il cibo sia una lente attraverso cui comprendere la nostra relazione con il mondo, rivelando le complessit\u00e0 delle dinamiche sociali e ambientali. In particolare, si concentra sulle sfide affrontate dai pescatori artigianali nelle Isole Eolie, dove il turismo eccessivo e la pesca industriale minacciano le pratiche tradizionali e l&#8217;ecosistema marino. L&#8217;intervista evidenzia anche le iniziative locali che promuovono la biodiversit\u00e0 e le filiere corte, cercando di preservare l&#8217;identit\u00e0 culturale e ambientale delle isole.<\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Yolenn Farges:<\/strong> Qual \u00e8 il tuo rapporto personale con il cibo del mare, e con la cucina in generale? Come \u00e8 venuto a mescolarsi con la tua ricerca?<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Fulvia Larena:<\/strong> Credo che il cibo sia una lente attraverso cui possiamo comprendere il nostro rapporto con il mondo. Il modo in cui la materia alimentare \u00e8 prodotta, lavorata, distribuita e consumata modella la societ\u00e0 e riflette le dinamiche sociali e la relazione con l\u2019ambiente. Spesso diamo per scontato ci\u00f2 che abbiamo nel piatto: da dove proviene, chi lo ha prodotto, in quali condizioni e con quali conseguenze. Esplorare questi passaggi permette di svelare le complessit\u00e0 e le strutture globali che regolano la nostra epoca.<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Il cibo \u00e8 stato il motore dello sviluppo delle societ\u00e0 umane. Gli insediamenti si sono formati a partire dalla possibilit\u00e0 di coltivare, cacciare e pescare, tutte attivit\u00e0 che hanno il nutrirsi come base dell\u2019esistenza.perch\u00e9 il nutrimento \u00e8 la base della nostra esistenza. Tuttavia, oggi esso rappresenta anche un indicatore di profonde disuguaglianze economiche e sociali. Le differenze tra le grandi produzioni industriali e le piccole realt\u00e0 rurali e artigianali sono sempre pi\u00f9 marcate. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente evidente nel settore della pesca: mentre l\u2019industria ittica continua a generare profitti devastando gli ecosistemi marini, i pescatori artigianali faticano a sopravvivere. In luoghi come le Eolie, l\u2019iper-turismo sta accelerando questo squilibrio: molti pescatori abbandonano la loro attivit\u00e0, convertendo le barche in mezzi per tour turistici &#8211; pi\u00f9 redditizi e sostenibili economicamente.<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">La conoscenza del territorio e la ricerca sul campo sono le basi della mia pratica. Il mio lavoro si divide tra una parte di indagine e una di restituzione che\u00a0 avviene in dialogo con artisti le cui pratiche includono l\u2019uso o lo studio del cibo e delle sue componenti sociali e culturali. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">La ricerca sulle risorse alimentari marine \u00e8 solo uno dei tanti modi in cui possiamo leggere il mondo. \u00c8 un avamposto da cui osservare le trasformazioni economiche, ambientali e culturali in atto.<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> Questo stesso approccio pu\u00f2 essere applicato a molte altre sfere della nostra societ\u00e0, rivelando connessioni inaspettate e offrendo nuovi strumenti di comprensione.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-5162\" src=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Schermata-2025-03-21-alle-10.27.47-225x300.png\" alt=\"\" width=\"821\" height=\"1095\" srcset=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Schermata-2025-03-21-alle-10.27.47-225x300.png 225w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Schermata-2025-03-21-alle-10.27.47-768x1024.png 768w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Schermata-2025-03-21-alle-10.27.47.png 1134w\" sizes=\"(max-width: 821px) 100vw, 821px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Y.F:<\/strong>\u00a0Le isole occupano un posto unico in queste dinamiche. Sono sia luoghi con un&#8217;identit\u00e0 culinaria molto forte sia territori particolarmente vulnerabili agli sconvolgimenti ambientali ed economici. Il loro relativo isolamento, un tempo fattore di autonomia, sta diventando una sfida di fronte all&#8217;eccessivo sfruttamento delle risorse e alla dipendenza dai circuiti alimentari globalizzati. Come vedi la specificit\u00e0 delle isole nel modo in cui rispondono &#8211; o resistono &#8211; a questi cambiamenti?<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>F.V:<\/strong> Le isole Eolie sono depositarie di una forte identit\u00e0 culturale costruita su dinamiche profondamente legate al territorio. Piatti, tecniche e saperi tramandati per generazioni sono testimoni di una storia di adattamento all\u2019ambiente e di valorizzazione del paesaggio \u2013 di mare e di terra \u2013 e dei suoi frutti. La crescente pressione turistica, i cambiamenti climatici e il difficile rapporto con la pesca industriale stanno alterando queste dinamiche. Le sempre pi\u00f9 scarse risorse locali possono bastare per una popolazione in continua decrescita, ma non per le flotte di turisti in continuo aumento. Diventa quindi necessario affidarsi a filiere globalizzate, perdendo il rapporto con il proprio territorio e con il senso della tipicit\u00e0. Questo modo di procedere non \u00e8 per\u00f2 diffuso sempre e comunque. Nelle Isole esistono molti esempi virtuosi di attivit\u00e0 che provano ad affermarsi al di l\u00e0 del legame di questi luoghi con il turismo; pescatori e agricoltori consapevoli dell\u2019importanza della tutela del paesaggio marino e terrestre, sostenitori di pratiche che promuovono filiere corte e valorizzano la biodiversit\u00e0 locale per contrastare l\u2019omologazione alimentare, ristoratori che conoscono i propri prodotti e sanno come proporli senza dover soddisfare a tutti i costi la domanda turistica, nonch\u00e9 realt\u00e0 che cercano di dare una vita alle Isole durante tutto l\u2019anno e di tutelare e valorizzare il ruolo ambientale che esse hanno. \u00c8 il caso di associazioni come <em>Nesos<\/em>, come il <em>Comitato per l\u2019Area Marina Protetta di Salina<\/em>, del <em>Cineforum di Lipari, <\/em>del <em>Magazzino di Mutuo Soccorso<\/em> (sempre Lipari), e di <em>Palazzo Marchetti a Salina<\/em>.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Y.F:<\/strong> Il bacino del Mediterraneo \u00e8 sia un&#8217;area in cui la cultura culinaria \u00e8 intensamente legata al mare, sia uno degli ecosistemi marini pi\u00f9 colpiti dall&#8217;inquinamento, cambiamenti climatici e pesca eccessiva. Si stima che quasi il 90% degli stock ittici sia sovrasfruttato e alcune specie, come il tonno rosso e il pesce spada, hanno visto le loro popolazioni ridursi drasticamente. La Sicilia, con le sue isole circostanti, la pesca artigianale tradizionale e la dipendenza dal mare, \u00e8 un luogo emblematico per osservare queste trasformazioni. Quali sono state le zone dove hai sviluppato la tua ricerca durante questa residenza nelle isole Eolie? Hai percepito storie di scomparsa e trasformazione nell&#8217;ecosistema marino locale?<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>F.L:<\/strong> Per la mia ricerca mi sono concentrata sulle isole di Stromboli, Lipari e Salina, selezionate principalmente per la presenza di una comunit\u00e0 residente tutto l\u2019anno. Gi\u00e0 tra queste tre isole emergono differenze evidenti a livello strutturale e comunitario, ma le difficolt\u00e0 affrontate dai pescatori sono comuni ovunque. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Nel periodo invernale &#8211; durante il quale ho visitato le Eolie &#8211; la pesca \u00e8 estremamente scarsa: spesso i pescatori tornano con appena quattro o cinque pesci per barca, non risparmiando commenti nostalgici come &#8220;un tempo calavi una rete e dopo mezz\u2019ora la tiravi su piena&#8221;. Quando questo succede, molti preferiscono non vendere neanche il pescato, ma tenerlo per s\u00e9 e condividerlo con gli amici. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">La diminuzione degli stock ittici \u00e8 tangibile ogni giorno, ma non \u00e8 l\u2019unico problema. Oltre alla scarsit\u00e0 del pescato, il cambiamento dell\u2019ecosistema marino sta trasformando profondamente la struttura dei fondali, con conseguenze ancora pi\u00f9 gravi nel lungo periodo. La perdita di complessit\u00e0 degli habitat sommersi e, in particolare, la progressiva scomparsa delle praterie di Posidonia oceanica rappresentano una minaccia critica. Questa pianta marina, fondamentale per l\u2019equilibrio dell\u2019ecosistema, non solo ospita numerose specie ittiche, ma contribuisce anche alla protezione delle coste e alla qualit\u00e0 dell\u2019acqua. La sua regressione, dovuta sia al riscaldamento delle acque che agli ancoraggi non regolamentati e all\u2019inquinamento, sta riducendo le aree di riproduzione per molte specie, aggravando ulteriormente il problema della pesca. Anche la morfologia dei fondali sta cambiando: la perdita di biodiversit\u00e0 e l\u2019alterazione delle catene alimentari stanno semplificando gli ecosistemi, rendendoli meno resilienti alle perturbazioni. I piccoli gamberetti rosa, ad esempio, non sono scomparsi, ma stanno migrando a profondit\u00e0 maggiori a causa dell\u2019aumento delle temperature, rendendo impossibile la loro cattura con le nasse, una tecnica di pesca artigianale tradizionale del Mediterraneo. Allo stesso tempo, specie invasive come il verme cane compromettono ulteriormente le battute di pesca e rappresentano un pericolo per i pescatori.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Y.F:<\/strong> Un altro aspetto che mi preoccupa \u00e8 l&#8217;impatto delle nostre attivit\u00e0 non solo sui paesaggi marini, ma anche sullo stile di vita delle persone storicamente e culturalmente legate al mare, le cui abitudini stanno cambiando per adattarsi a un mondo in evoluzione. Sulle isole Eolie, hai osservato una migrazione delle popolazioni di pescatori in risposta all&#8217;esaurimento degli stock di pesce?\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>F.L:<\/strong> La migrazione dalle Isole Eolie va avanti da secoli. La prima grande migrazione \u00e8 stata a causa della fillossera alla fine dell&#8217;Ottocento, un parassita che devast\u00f2 le vigne. Si svuotarono campi e produzioni locali e la popolazione prese le rotte dell\u2019America latina e soprattutto dell\u2019Australia. \u00c8 impressionante accorgersi di come quasi ogni famiglia abbia almeno un parente in Australia! <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Oggi, come in molte altre isole e aree rurali d\u2019Italia, la migrazione continua a ritmi sostenuti. L\u2019impoverimento degli stock ittici \u00e8 sicuramente uno dei fattori chiave: la pesca, che un tempo rappresentava una delle principali fonti di sostentamento, \u00e8 diventata un\u2019attivit\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile, poco redditizia e poco sostenibile. I pescatori pi\u00f9 anziani stanno terminando la loro carriera, mentre le nuove generazioni, quando hanno la possibilit\u00e0, spesso abbandonano non solo l\u2019attivit\u00e0 di famiglia, ma anche il loro luogo di nascita. Esistono tuttavia delle eccezioni. Sia a Stromboli che a Salina ho incontrato giovani pescatori che, consapevoli delle difficolt\u00e0, hanno scelto di restare impegnandosi attivamente nella sensibilizzazione e nella divulgazione, cercando di promuovere un approccio pi\u00f9 sostenibile alla pesca.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Y.F:<\/strong> Alle Isole Eolie, hai osservato che alcuni pesci tradizionalmente utilizzati in alcune ricette continuano a essere cucinati, anche se non si trovano pi\u00f9 nelle acque locali. Ci\u00f2 solleva interrogativi sul rapporto con le nostre abitudini e con le esigenze del turismo, in termini di adattamento al cambiamento climatico. Rivela la tensione tra una memoria culinaria radicata e una realt\u00e0 marina che cambia. Durante e dopo il tuo lavoro di ricerca, come hai visto questo rapporto tra la persistenza delle pratiche alimentari e l&#8217;evoluzione degli ecosistemi marini?<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>F.L:<\/strong> Non solo in Italia, ma in varie citt\u00e0 del Mediterraneo la pesca di specie aliene viene ancora vista esclusivamente come un problema, come si evince dai prezzi di mercato di queste specie: il granchio blu in Tunisia e in Italia, il pesce scorpione a Cipro. Queste specie non vengono integrate nelle filiere di produzione locale e vengono vendute a prezzi bassissimi, quasi come se fossero una piaga da cui liberarsi. I pescatori, quindi, spesso non le vendono e se le portano a casa per consumarle con la famiglia e gli amici. Tuttavia, non sono incentivati a pescare queste specie, poich\u00e9 non hanno un mercato. Questo crea un paradosso e un cortocircuito: proprio le specie che avrebbero pi\u00f9 bisogno di essere pescate vengono lasciate in mare. Tutto ci\u00f2 accade perch\u00e9 non siamo in grado di rispondere attivamente a ecosistemi che cambiano rapidamente a causa delle nostre azioni. Continuiamo a insistere su tradizioni che non hanno pi\u00f9 alcun legame con il paesaggio, rendendo urgente la domanda su cos\u2019\u00e8 la tradizione.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Y.F:<\/strong> Mi sembra che il cibo e il modo in cui lo produciamo e lo consumiamo possa essere uno strumento accessibile di azione individuale e collettiva per costruire resilienza\/resistenza, una leva per la riparazione ecologica. Scegliere di mangiare specie invasive piuttosto che specie in via di estinzione, ad esempio, o riscoprire pratiche come la raccolta di alghe o la coltivazione di molluschi, pu\u00f2 aiutare a riequilibrare gli ecosistemi. Una delle dimensioni del tuo lavoro sta nell\u2019intrecciare questi temi alla pratica culinaria di divers3\u00a0 artist3. Potresti parlarci della food performance che presenterai all&#8217;Ecomuseo del Mare di Palermo durante il festival <strong><em>EarthDay<\/em><\/strong> il 10 aprile 2025? Come hai pensato questo momento? Cosa succeder\u00e0 in quell\u2019occasione?<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>F.V:<\/strong> Se \u00e8 vero che il cibo pu\u00f2 essere la lente per comprendere le complessit\u00e0 del mondo, sia a livello di ricerca che di osservazione, esso pu\u00f2 anche diventare un medium di divulgazione e sperimentazione. Il cibo ha un potente potere aggregativo e comunicativo &#8211; \u00e8 facile entrare in connessione con gli altri attraverso di esso. Creare momenti partecipativi, in cui l\u2019atto principale \u00e8 mangiare, ci permette di partire da un\u2019esperienza personale ma allo stesso tempo condivisa per aprire discussioni su temi pi\u00f9 ampi. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">In occasione dell\u2019Earth Day Festival, il 10 aprile 2025, presenter\u00f2 una food performance con <em>Yolenn Farges<\/em> all&#8217;Ecomuseo del Mare di Palermo, un luogo di straordinaria rilevanza in questa riflessione. Durante l\u2019evento, attraverso una serie di assaggi e piatti proposti, guideremo una discussione sulle tematiche emerse dalla ricerca insieme a degli invitati, esplorando come il cibo possa raccontare la nostra relazione con l&#8217;ambiente, la tradizione e il cambiamento. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di stimolare un dialogo profondo, dove il cibo non \u00e8 solo un alimento, ma anche un attivatore di pensiero e di consapevolezza collettiva e critica.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Y.F:<\/strong> L&#8217;artista e cuoca <em>Tiphaine Calmettes<\/em> esplora come la cucina possa diventare un atto artistico e politico, in cui ogni ingrediente e gesto raccontano una storia ecologica, sociale ed economica. Nelle sue performance, trasforma il cucinare e il mangiare in uno spazio di riflessione collettiva, invitando i partecipanti a interrogarsi sul loro rapporto con il cibo e l&#8217;ambiente. Utilizzando specie marine disponibili e\/o a basso impatto ecologico, offrendo strumenti concreti per una rinascita sostenibile, insegnando come sostituire alcune specie con altre e come cucinare in modo diverso, proponendo buone pratiche e ricette rigenerative.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Per me il pasto \u00e8 uno spazio di discussione e azione, dove l&#8217;atto del mangiare \u00e8 sia intimo che politico, poich\u00e9 accogliamo l&#8217;alterit\u00e0 nel nostro corpo e mettiamo in discussione scelte e abitudini. Organizzare un pasto o un evento culinario crea uno spazio di condivisione non solo di cibo, ma anche di idee e soluzioni. Per te, la performance pu\u00f2 essere uno spazio di riflessione collettiva o un&#8217;esperienza sensoriale individuale che apre a una nuova consapevolezza?<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>F.L:<\/strong> La performance culinaria, come forma di riflessione collettiva, mette in atto un potente intreccio tra l&#8217;intimit\u00e0 dell&#8217;atto del mangiare e la dimensione politica e sociale che il cibo incarna.Osservando lavori quali <em>Enemy Kitchen<\/em> di <em>Michael Rakowitz<\/em>, possiamo vedere come il cibo diventi un mezzo per interrogarsi su conflitti politici, identit\u00e0 culturale e questioni sociali urgenti. In questi casi, la tavola non \u00e8 solo un luogo di nutrimento, ma un vero e proprio spazio di discussione e di azione. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Il cibo racconta storie che vanno oltre la semplice preparazione di un piatto. Credo che il cibo sia legato a un\u2019esperienza che trascende il gusto, portando con s\u00e9 dimensioni storiche, culturali e sociali. Allo stesso tempo le ricette possono diventare indicatori di contesti economici e sociali, e il cibo pu\u00f2 essere una lente per osservare le disuguaglianze e le dinamiche di consumo. O ancora, in progetti artistici come il film <em>&#8220;Foragers&#8221; <\/em>di <em>Jumana Manna<\/em>, il cibo pu\u00f2 diventare simbolo di resistenza e denuncia. Manna utilizza la raccolta delle erbe spontanee come mezzo per raccontare la storia di repressione politica e culturale delle comunit\u00e0 palestinesi. Attraverso la convivialit\u00e0, si pu\u00f2 stimolare un dialogo collettivo, utilizzando la preparazione e il consumo di un piatto come catalizzatori per una discussione su temi urgenti e complessi. Possiamo partire da una tavola condivisa \u2013 come ci insegna Kelly Donati \u2013 per costruire una relazione pi\u00f9 sostenibile con il mondo, mettendo il cibo al centro di una riflessione critica e partecipativa.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>Y.F:<\/strong> Pensatori come <em>Donna Haraway<\/em> offrono strumenti concreti di rinascita per ripensare il nostro rapporto con gli esseri viventi. In <em>\u201cStaying with the Trouble\u201d<\/em>, l&#8217;autrice ci invita a immaginare modi di coesistenza con altre specie e a trovare soluzioni concrete per riparare le nostre relazioni con l&#8217;ambiente. Parla di \u201ccreare alleanze\u201d tra umani e non umani e di creare narrazioni che ci ispirino ad agire. Nel tuo lavoro vedo questa stessa tensione tra ricerca e azione, nel senso che non ti limiti a documentare i cambiamenti ecologici in Sicilia ma inviti alla riflessione, alla discussione e forse anche all&#8217;azione attraverso performance e pratiche alimentari. Come vedi questa transizione tra ricerca e azione nel tuo lavoro? <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><span style=\"font-weight: 400;\"><strong>F.L:<\/strong> Pi\u00f9 che di transizione, parlerei di coesistenza. Le ricerche scientifiche hanno da anni messo in luce le problematiche legate al nostro rapporto con l\u2019ambiente, eppure gran parte della popolazione, pur essendo potenzialmente consapevole dei cambiamenti, non possiede ancora gli strumenti per comprendere appieno la gravit\u00e0 e le implicazioni quotidiane di tali trasformazioni. Per questo motivo, credo che la progettazione di momenti di scambio che coinvolgono pratiche artistiche abbia un potenziale per portare questi messaggi a un pubblico pi\u00f9 vasto. Il confronto con esperti e addetti ai lavori \u00e8 cruciale, ma non deve esaurirsi in s\u00e9 stesso. \u00c8 fondamentale che questo dialogo si allarghi, fornendo gli strumenti critici necessari a tutta la comunit\u00e0. In questo senso, l&#8217;arte e la scienza devono collaborare strettamente, per trasformarsi in strumenti di sensibilizzazione e di azione concreta. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Nel mio lavoro, un testo che considero fondamentale, oltre a quello di Donna Haraway, \u00e8 <em>\u201cIl paesaggio \u00e8 un mostro\u201d<\/em> di <em>Annalisa Metta<\/em>, per la sua riflessione sulla relazione tra uomo e paesaggio. L&#8217;uomo fa parte del paesaggio e molti ambienti che crediamo naturali o intatti sono in realt\u00e0 il risultato delle azioni antropiche. Un esempio evidente sono i campi coltivati che pure spesso idealizziamo come paesaggi selvaggi, o le montagne, luoghi invece modellati e alterati dalla presenza umana fin gi\u00e0 dal\u2019800. Costruire una relazione interdipendente con ci\u00f2 che ci circonda, basata su un approccio di scambio piuttosto che di sfruttamento \u00e8 ci\u00f2 a cui dovremmo tendere. L\u2019idea di natura incontaminata pu\u00f2 allontanarci dalla comprensione profonda dei luoghi che abitiamo e, alla lunga, ci impedisce di stabilire una connessione autentica con l\u2019ambiente. Per me cucinare e mangiare insieme sono momenti di condivisione che permettono di riflettere sull&#8217;importanza delle scelte quotidiane e sul legame profondo che esiste tra ci\u00f2 che consumiamo e l\u2019ambiente che ci circonda.\u00a0<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Fulvia Larena<\/strong> (Roma, 1995) si occupa di ricerca, progettazione culturale e produzione di eventi e contenuti artistico-culturali. Ha lavorato in realt\u00e0 pi\u00f9 indipendenti e in enti istituzionali.<\/p>\n<p>La sua ricerca guarda al cibo come un efficace dispositivo per esplorare il mondo e leggerne la complessit\u00e0 secondo uno sguardo radicato nei territori e nei loro regionalismi. Si occupa quindi di pratiche artistiche e progetti visivi che studiano le controversie della societ\u00e0 iperproduttiva contemporanea attraverso il cibo e danno vita a dialoghi espansi tra teorie e usi.<\/p>\n<p>Collabora con il collettivo Tocia! Cucina e comunit\u00e0 di Venezia con cui svolge ricerche incentrate su comunit\u00e0, convivialit\u00e0, cibo e ambiente. Segue la ricerca del duo artistico-agricolo Aterraterra (Luca Cinquemani, Fabio Aranzulla) di Palermo.<\/p>\n<p><strong>Yolenn Farges<\/strong> (1994) vive e lavora tra Palermo e Belle-\u00eele-en-mer. Tra arte, scienza e cucina, Yolenn lavora per creare una rete porosa tra esseri coesistenti e i loro ecosistemi in cambiamento, considerando la creazione attraverso contaminazione e collaborazione. Il suo lavoro \u00e8 anche un luogo di circolazione di pensieri, trasmissione di conoscenze, dove parole e scambi agiscono come un ecosistema sociale e politico. Le sue installazioni, spesso attivate da performance partecipative, riuniscono funghi, batteri, alghe in propagazione e altre specie compagne. Yolenn sta attualmente sviluppando <a href=\"https:\/\/studiorizoma.org\/project\/intersezioni-mediterranee-ripensare-i-nostri-ecosistemi-tra-arte-e-cucina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Intersezioni Mediterranee<\/em><\/a>, una ricerca a lungo termine in collaborazione con Fondazione Studio Rizoma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei primi mesi dell&#8217;anno 2025, Fulvia Larena ha condotto ricerche su cibo, vino e adattamento culturale al cambiamento climatico nelle aree insulari del Mediterraneo. 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