{"id":4791,"date":"2024-05-24T19:00:44","date_gmt":"2024-05-24T17:00:44","guid":{"rendered":"https:\/\/studiorizoma.org\/?p=4791"},"modified":"2024-09-28T14:55:50","modified_gmt":"2024-09-28T12:55:50","slug":"questa-e-casa-mia-ricostruzione-di-un-insediamento-informale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/non-categorizzato\/questa-e-casa-mia-ricostruzione-di-un-insediamento-informale\/","title":{"rendered":"Questa \u00e8 casa mia: ricostruzione di un insediamento informale"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il 24 maggio 2023 veniva sgomberato l\u2019insediamento informale alle porte di Campobello di Mazara, sorto (almeno inizialmente) per il fenomeno della raccolta delle olive. In pochi giorni le ruspe hanno buttato gi\u00f9 case, ristorantini e bazar, lasciando solo cumuli di legno e lamiere. In occasione dell&#8217;anniversario di questo evento, un gruppo di attivisti di &#8220;Arci Porco Rosso&#8221;, che da anni supporta le persone marginalizzate che vivono nei ghetti come quello di Campobello,<\/span> <span style=\"font-weight: 400;\">cerca di rivisitare il sito con un percorso espositivo. Un\u2019ennesima ricostruzione, stavolta immaginaria, sulle macerie politiche.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Gli insediamenti abitativi che sorgono nelle aree rurali delle periferie del meridione d&#8217;Italia vengono sempre raccontati come delle sacche funzionali allo sfruttamento lavorativo in agricoltura. Nel caso di Campobello di Mazara, raccoglie soprattutto lavoratori per la raccolta delle olive ogni anno da settembre a novembre. Tuttavia, il luogo ha attirato anche altre persone, e intorno ad esso si \u00e8 formata un&#8217;economia informale complessa. Ma cos\u2019\u00e8 davvero un insediamento informale? Chi lo abita, chi lo crea e chi lo modifica? Attraverso un percorso espositivo di \u201cfotografie fatte male\u201d, accompagnate da mappe, testimonianze, storie di vita, lettere, notifiche di sgombero e oggetti abbandonati, si tenter\u00e0 di rievocare e raccontare un luogo che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e che era casa per tante persone.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Yaya Njie ricorda l&#8217;insediamento informale di Campobello di Mazara. Parla di un&#8217;organizzazione complessa che ha fornito ai suoi abitanti molte cose che altrove mancavano, della libert\u00e0 di movimento, del bisogno di sentirsi a casa da qualche parte, della solidariet\u00e0 e dell&#8217;efficienza economica.<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La prima volta che sono stato a Campobello era il 2014. A quell&#8217;epoca vivevo ancora nel CAS (nota: <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">centro di accoglienza straordinaria<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">) di Triscina e la prima volta che sono andato l\u00ec c&#8217;era solamente un rudere abbandonato ad Erbe Bianche che era stato occupato, ma non da tante persone, e delle tende attorno. A volte andavo dal CAS ad Erbe Bianche proprio per vedere questa gente, molti di loro erano gambiani, stavamo un po&#8217; insieme e bevevamo\u00a0 dell&#8217;<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">attaya<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Poi nel 2017 ho lasciato l&#8217;Italia per un po&#8217; per andare a lavorare a Malta e sono tornato nel 2019, per rinnovare il permesso di soggiorno. Se nonch\u00e9 nel 2018 la legge \u00e8 cambiata con Salvini, quindi rinnovare la protezione umanitaria era diventato molto pi\u00f9 complicato se non impossibile. Nel 2020 poi c&#8217;\u00e8 stato il covid, non era facile trovare un contratto di lavoro che permettesse di rinnovare il permesso, tra l&#8217;altro la questura mi chiedeva anche la residenza che non avevo. Ho affittato una casa a Petrosino, ma non volevano farmi il contratto di affitto, quindi ho dovuto lasciarla. A quel punto ho deciso di andare a Triscina sotto la piazza (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">nota: un parcheggio incompiuto occupato a quei tempi da una decina di persone il cui periodo di accoglienza in CAS era terminato<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">)\u00a0 ma ero un bel po&#8217; stressato per tutti questi pensieri e per non trovare soluzione. E\u2019 stata dura perch\u00e9 non avere il permesso di soggiorno per me voleva dire soprattutto non potere liberamente tornare in Gambia per andare a trovare la mia famiglia, e avevo perso mia madre. <\/span><b>Da Triscina mi sono spostato nell&#8217;insediamento di Campobello che, sebbene fosse un ghetto, per tanti di noi era l&#8217;unico posto in cui ci sentivamo a casa perch\u00e8 ci sentivamo in qualche modo di fare parte di una societ\u00e0. Fuori dal ghetto sentivamo tutte le vessazioni e gli attacchi cui eravamo soggetti, quindi dentro, al contrario, sentivamo una sorta di liberazione. A Campobello sono stato due anni e da l\u00ec sono andato a Palermo<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. <\/span><b><i>Ho vissuto in tanti posti diversi in questi anni e una cosa la posso dire: ogni essere umano ha bisogno di libert\u00e0 di movimento, anche se \u00e8 povero e non ha niente in tasca, ha bisogno pi\u00f9 di tutto della sua libert\u00e0. <\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\">In questo senso, tra tutti i luoghi dove sono stato, l&#8217;esperienza del dormitorio per me \u00e8 stata molto difficile perch\u00e9, con tutte quelle regole e orari, devo dire che l&#8217;ho vissuta come una semiprigione. Ad esempio, oggettivamente il sotto piazza di Triscina era molto peggio, da un punto di vista materiale di condizioni di vita e me ne rendo conto, ma avevo tante persone a mio fianco e non sentivo tutta quella pressione. <\/span><b><i>Campobello era pi\u00f9 organizzato, avevi accesso a tutte le cose di cui avevo bisogno perch\u00e8 c&#8217;era un&#8217;intera comunit\u00e0 che pensava a tutto: chi all&#8217;acqua, chi all&#8217;elettricit\u00e0, chi a costruire le case, chi al cibo&#8230; anche se era un posto molto difficile era un posto in cui le persone, anche con l&#8217;esterno intendo, erano in connessione: c&#8217;era una rete e c&#8217;era la comunit\u00e0 che, come dicevo, ti faceva sentire a casa<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Giulia Gianguzza<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> (Palermo, 1988) \u00e8 operatrice sociale e attivista dello Sportello Sans-Papiers del Porco Rosso e da anni concentra la sua attivit\u00e0 di supporto sociolegale negli insediamenti informali della Sicilia Occidentale. \u00c8 anche ricercatrice dell&#8217;Universit\u00e0 di Palermo e analizza i processi di marginalizzazione ai danni dell\u0259 abitanti dei ghetti.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Yaya Njie<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> (Fajikunda, 1997) \u00e8 un operatore peer to peer dello Sportello Sans-Papiers del Porco Rosso di Palermo. Lavora a sostegno di persone con background migratorio che versano in condizioni di precariet\u00e0 sociosanitaria, come nel ghetto di Campobello di Mazara, dove anch&#8217;egli ha vissuto.\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 24 maggio 2023 veniva sgomberato l\u2019insediamento informale alle porte di Campobello di Mazara, sorto (almeno inizialmente) per il fenomeno della raccolta delle olive. In pochi giorni le ruspe hanno buttato gi\u00f9 case, ristorantini e bazar, lasciando solo cumuli di legno e lamiere. 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