{"id":3719,"date":"2023-06-06T12:28:36","date_gmt":"2023-06-06T10:28:36","guid":{"rendered":"https:\/\/studiorizoma.org\/non-categorizzato\/francesco-bellina-pray-for-seamen-2\/"},"modified":"2023-09-18T14:08:27","modified_gmt":"2023-09-18T12:08:27","slug":"francesco-bellina-pray-for-seamen-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/non-categorizzato\/francesco-bellina-pray-for-seamen-2\/","title":{"rendered":"FRANCESCO BELLINA: Pray for Seamen"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><strong>Pray for Seamen<\/strong><\/strong> \u00e8 un progetto di ricerca artistica di <strong>Francesco Bellina <\/strong>e <strong>Stefano Liberti <\/strong>che racconta la situazione dei mari, dei porti e della piccola pesca in Tunisia, Ghana e Sicilia attraverso gli incontri con i pescatori sul campo realizzati nel 2022. Di seguito sono riportati gli estratti dei tre brevi saggi di Stefano Liberti apparsi originariamente nel libro omonimo pubblicato da Cesura Publish.<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra \u00e8 visitabile fino al <strong>24 settembre<\/strong> presso l&#8217;Ecomuseo Mare Memoria Viva.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"819\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/021_BLS_inst-Bellina_Boccaccino_BOC2196-819x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3938\" srcset=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/021_BLS_inst-Bellina_Boccaccino_BOC2196-819x1024.jpg 819w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/021_BLS_inst-Bellina_Boccaccino_BOC2196-240x300.jpg 240w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/021_BLS_inst-Bellina_Boccaccino_BOC2196-768x960.jpg 768w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/021_BLS_inst-Bellina_Boccaccino_BOC2196-1229x1536.jpg 1229w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/021_BLS_inst-Bellina_Boccaccino_BOC2196-1638x2048.jpg 1638w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/021_BLS_inst-Bellina_Boccaccino_BOC2196.jpg 2000w\" sizes=\"(max-width: 819px) 100vw, 819px\" \/><figcaption><br>Photo credits: Roberto Boccaccino<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-large-font-size\"><strong>Chi sono gli ultimi pescatori? <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Jamestown, Accra &#8211; Ghana<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il progresso \u00e8 il porto cinese che si sta costruendo a poca distanza. Per aprire il cantiere, i pescatori artigianali sono stati sloggiati, le loro baracche rase al suolo. Gli \u00e8 stato detto che anche loro beneficeranno del nuovo molo, alimentando in loro un\u2019illusione. Ma la promessa somiglia a un raggiro, perch\u00e9 il progetto \u00e8 concepito esplicitamente per la pesca industriale: ci sono magazzini per lo stoccaggio, per la lavorazione, per l\u2019esportazione. L\u2019evoluzione segna la fine di un\u2019epoca. E accelera la dissoluzione di un mondo: quello dei pescatori artigianali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 i due modelli appaiono intrinsecamente inconciliabili. Non \u00e8 tanto la convivenza tra barche di forma e natura diversa a marcare l\u2019incompatibilit\u00e0. Quella si potrebbe gestire: in linea teorica i pescherecci industriali non si possono avvicinare alla costa oltre le dodici miglia marine; ci sono aree riservate ai pescatori artigianali. Le specie che sono autorizzati a catturare sono altre. Il problema \u00e8 di natura concettuale: i due metodi di pesca sono legati a due modi diversi di vivere il mare. Da sempre per i piccoli pescatori l\u2019oceano dispensa e toglie; \u00e8 prodigo quando vuole, ma sa anche essere feroce. Per questo va rispettato, tutelato e ascoltato. Per i gestori della pesca industriale il grande mare \u00e8 invece solo una miniera da cui attingere ricchezze. E magari portarle altrove, dove possono essere valorizzate di pi\u00f9. Cos\u00ec vince chi estrae pi\u00f9 rapidamente; chi accumula ricavi; chi sfrutta pi\u00f9 impunemente. Con la sua potenza di fuoco, il bagliore del facile profitto, l\u2019illusione baluginante di un arricchimento rapido, il modello industriale ha finito per contaminare il modo di lavorare, di pensare, di vivere il mare che avevano i pescatori artigianali. \u00c8 riuscito a corrompere una visione del mondo, un modo di agire, un sentire collettivo. E cos\u00ec i piccoli pescatori sono diventati a loro volta i sicari del mare, e in ultima istanza di se stessi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>Isole Kerkennah &#8211; Tunisia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ramdhane Megdiche osserva il mare che prima gli ha dato, poi gli ha tolto tutto. Ha il volto scavato dal sole, la barba grigia e folta, i capelli arruffati e uno sguardo vivace dietro la ragnatela di rughe che gli avvolge gli occhi scuri. Mentre parla esplode a tratti in risate fragorose, con cui tenta di nascondere un fondo di tristezza che gli attraversa il volto come un\u2019ombra. Megdiche ha 61 anni e ha verso il mare un sentimento ambivalente: fiero figlio della prima donna pescatrice dell\u2019isola, la venerata Saida Delali, pescatore a sua volta oggi a riposo, infine padre di un figlio che il mare lo ha attraversato per andarsene in Europa, dove fa una vita ai margini da qualche parte in Francia. Megdiche ha cominciato a pescare a 12 anni perch\u00e9 costretto dal padre. E dopo mezzo secolo prova ancora un sentimento di rammarico misto a rabbia verso quella costrizione, perch\u00e9 da alunno modello avrebbe voluto continuare gli studi e si \u00e8 trovato invece a vivere una vita che altri hanno scelto per lui. Tale era allora la consuetudine da queste parti: finita la scuola primaria, si andava in barca e si perpetuava il destino di famiglia. Ma questo destino si \u00e8 interrotto con la sua generazione; quelle successive non ne vogliono sapere di un lavoro che \u00e8 tanta fatica e poco guadagno e preferiscono inseguire sogni di gloria al di l\u00e0 del mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare \u00e8 ovunque qui, in questo lembo di terra che \u00e8 Chergui, l\u2019isola principale dell\u2019arcipelago delle Kerkennah: una dozzina di isolotti di cui due soli abitati, Chergui appunto e Gharbi, nominati in base alla loro posizione, orientale il primo, occidentale il secondo, quasi a testimoniare il senso pratico di una collettivit\u00e0 per cui i punti cardinali sono tutto o quasi. Qui tutti sono pescatori e lo sono sempre stati: altre attivit\u00e0 non esistono. Se vuoi fare altro, devi prendere il traghetto che una decina di volte al giorno collega l\u2019isola occidentale con Sfax, sulla costa tunisina. Oppure fare come il figlio di Ramdhane, trasformarti in un <em>harraga, <\/em>bruciare i documenti, salire su un barchino e puntare all\u2019isola di Lampedusa, che dista appena 120 chilometri.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>Trapani &#8211; Sicilia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La crisi di Trapani \u00e8 anche crisi di quell\u2019ampio spazio che \u00e8 Il Mediterraneo, che ha perso la sua vocazione di mare di scontri e incontri, di commerci e guerre, di scambi proficui e di omerici saccheggi. Ritrovo di pirati e avventurieri, mercanti e truffatori, cacciatori di corallo e arpionatori di tonni, quel mare \u00e8 oggi l\u2019ombra di se stesso. E Trapani fulcro di molteplici frontiere, sospesa tra terra e acqua e perennemente in bilico tra l\u2019Europa e l\u2019Africa, ha perso tutta la sua centralit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 davvero tutto perduto? Non \u00e8 possibile per Trapani pensare a un rinnovato patto con il proprio mare, che per secoli \u00e8 stato fonte di vita e di ricchezza, parte integrante e fondamentale della comunit\u00e0 cittadina? Un piano di risanamento promosso dalla Regione siciliana e finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnnr) prevede il restauro e la trasformazione della Colombaia in un centro per esposizioni e convegni. Un altro progetto di ampio respiro punta a ridare vita al lungomare oggi in dissesto, riattivando il porto passeggeri e la darsena dei pescherecci.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Questi progetti vedranno effettivamente la luce? Trapani sapr\u00e0 risorgere dalla caduta e ritrovare le antiche glorie? In un garage proprio dietro il porticciolo, un uomo anziano \u00e8 impegnato a riparare reti da pesca. \u00c8 seduto su uno sgabello, solo. In mano ha ago e filo. Il suo lavoro procede a rilento, perch\u00e9 la vista non lo assiste pi\u00f9 come un tempo. Ma lui \u00e8 l\u00ec, al calar del sole, impegnato a portare avanti la sua attivit\u00e0 contro ogni logica apparente. Nessuno forse user\u00e0 mai quelle reti e probabilmente gli stessi pescatori non sanno che lui sta lavorando per loro. La sua opera somiglia pi\u00f9 che altro alla tessitura di una tela in attesa di tempi migliori. Come Penelope con il prode Ulisse, l\u2019anziano ex pescatore sembra attendere il ritorno di quel mondo che lui aveva conosciuto e di cui lui stesso con il suo lavoro certosino cos\u00ec inattuale \u00e8 rimasto una delle ultime vestigia.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/001_BLS_inst-Bellina_Boccaccino_BOC2447-1024x684.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3937\" width=\"840\" height=\"561\" srcset=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/001_BLS_inst-Bellina_Boccaccino_BOC2447-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/001_BLS_inst-Bellina_Boccaccino_BOC2447-300x200.jpg 300w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/001_BLS_inst-Bellina_Boccaccino_BOC2447-768x513.jpg 768w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/001_BLS_inst-Bellina_Boccaccino_BOC2447-1536x1025.jpg 1536w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/001_BLS_inst-Bellina_Boccaccino_BOC2447-2048x1367.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 840px) 100vw, 840px\" \/><figcaption><br>Photo credits: Roberto Boccaccino<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Francesco Bellina <\/strong>(Trapani, 1989) \u00e8 un fotografo documentarista di Palermo. Il suo lavoro artistico si concentra principalmente su questioni socio-politiche contemporanee, con particolare attenzione al tema della migrazione.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Stefano Liberti<\/strong> is an Italian journalist. His last book is &#8216;Terra bruciata. Come la crisi ambientale sta cambiando l&#8217;Italia e la nostra vita&#8217; (Rizzoli, 2021). Together with Enrico Parenti he directed the documentary &#8216;Soyalism&#8217; (2018).<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Vincitore del 10\u00b0 Premio Italian Council del Ministero dei Beni Culturali. Prodotta dalla Fondazione Studio Rizoma, l&#8217;opera finale sar\u00e0 donata all&#8217;Ecomuseo Mare Memoria Viva di Palermo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Artista: Francesco Bellina \/ Testi e interviste: Stefano Liberti \/ Curatela e design del progetto: Izabela Anna Moren \/ Assistente alla fotografia: Giuseppe Scianna \/ Video: Umberto Santoro \/ Direttore di produzione: Giorgio Mega \/ Direzione artistica e allestimento: Studio Forward \/ Editore: Cesura Publish<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pray for Seamen \u00e8 un progetto di ricerca artistica di Francesco Bellina e Stefano Liberti che racconta la situazione dei mari, dei porti e della piccola pesca in Tunisia, Ghana e Sicilia attraverso gli incontri con i pescatori sul campo realizzati nel 2022. 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