{"id":2168,"date":"2023-01-10T12:19:23","date_gmt":"2023-01-10T11:19:23","guid":{"rendered":"https:\/\/studiorizoma.org\/?p=2168"},"modified":"2023-01-10T12:42:59","modified_gmt":"2023-01-10T11:42:59","slug":"sullimportanza-delle-citta-decoloniali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/non-categorizzato\/sullimportanza-delle-citta-decoloniali\/","title":{"rendered":"Sull&#8217;importanza delle citt\u00e0 decoloniali"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"font-size:15px\">A cura di Eva Maria Bertschy, Lorenzo Marsili, Niccolo Milanese e Patrizia Pozzo<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni, spesso con un impulso proveniente dal settore culturale, le discussioni sucome affrontare il patrimonio coloniale hanno guadagnato slancio. In quasi tutte le citt\u00e0 europee sono emersi ampi movimenti che chiedono la decolonizzazione dello spazio urbano e dei musei. A livello nazionale, i governi europei hanno iniziato ad affrontare la storia coloniale nazionale, ad esempio con il rivoluzionario rapporto Sarr-Savoy e una serie di restituzioni fisiche di manufatti culturali. Le discussioni ad alto livello sulle relazioni tra l&#8217;UE e l&#8217;Africa in un contesto di rischio e cambiamento geopolitico hanno subito un&#8217;accelerazione e stanno aprendo questioni sull&#8217;uguaglianza di tali relazioni e sull&#8217;inevitabile peso del passato coloniale sul presente. Parallelamente, le amministrazioni comunali hanno iniziato a rispondere con varie iniziative alla crescente consapevolezza storica della popolazione urbana, dovuta al lavoro di lunga data e persistente delle organizzazioni della societ\u00e0 civile e delle istituzioni culturali, nonch\u00e9 alla crescente presenza di comunit\u00e0 migranti e di seconda generazione. Crediamo che le relazioni tra citt\u00e0 siano di fondamentale importanza per trasformare le relazioni sociali delle persone. Vediamo le citt\u00e0 come luoghi di invenzione democratica e dove i cittadini lavorano insieme per trovare soluzioni a problemi comuni: questa invenzione e solidariet\u00e0 dovrebbero estendersi oltre i confini. Fondazione Rizoma insieme al netwrork Rhizome cities sta lavorando ad una Carta condivisa per arrivare ad un primo documento politico sul tema della Restituzione per poi successivamente allargare il processo ad altre potenziali citt\u00e0 europee e non.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni il modo in cui i manufatti culturali sono stati portati in Europa durante i periodi coloniali e le conoscenze che sono state prodotte intorno ad essi sono state rivalutate: le conseguenze delle spedizioni etnografiche, dei saccheggi violenti e dell&#8217;acquisto del patrimonio continuano a essere alla base delle disparit\u00e0 nell&#8217;accesso alla cultura, all&#8217;istruzione e all&#8217;autocomprensione delle persone in Europa e in Africa, con conseguenze per tutti. La ricerca etnografica, antropologica e culturale era caratterizzata da una mancanza di comprensione e conoscenza, la loro divisione tra culture &#8220;primitive&#8221; e &#8220;civilizzate&#8221; faceva parte del sistema coloniale di oppressione e contribuiva alla negazione e alla minimizzazione della violenza coloniale e all&#8217;appropriazione della conoscenza da parte dei soggetti colonizzati. Lo spazio pubblico \u00e8 esso stesso uno spazio della memoria, e i musei fanno parte di questo spazio. Ancora oggi, le strade delle citt\u00e0 europee prendono il nome dai responsabili dello sfruttamento coloniale e i monumenti commemorano i loro successi. Per le persone provenienti da comunit\u00e0 di migranti, questi monumenti e nomi di strade, musei etnografici con narrazioni discriminatorie e oggetti acquisiti in condizioni violente, sono una continuazione delle relazioni violente. Per una rivalutazione di una storia condivisa, le esperienze delle comunit\u00e0 di migranti nelle citt\u00e0 e le voci delle ex colonie devono essere messe a fuoco, e le carriere professionali e le competenze delle persone provenienti da contesti migratori che lavorano in istituzioni di memoria e cultura devono essere prioritarie. Al fine di accelerare la trasformazione dello spazio pubblico e dei musei, \u00e8 necessario promuovere interventi artistici e ricerche accademiche, implementare la consulenza e la formazione per i musei, fornire alle scuole materiale pedagogico aggiornato.<br>In un processo congiunto, i luoghi della memoria devono essere creati nella citt\u00e0 per sostituire i monumenti della storia coloniale. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Nella maggior parte delle citt\u00e0 europee, ci sono ampi movimenti della societ\u00e0 civile che rivendicano la decolonizzazione dello spazio urbano. Molte organizzazioni della societ\u00e0 civile e dei migranti lavorano da diversi anni per affrontare la storia coloniale delle loro citt\u00e0 e gli innumerevoli intrecci coloniali con le ex colonie e per alcune di esse i loro paesi di origine. Si concentrano anche sulle conseguenze della storia coloniale, sulle esperienze odierne di discriminazione, sugli attuali squilibri economici e sulle pratiche economiche neocoloniali. Sono attivi principalmente nei settori della scuola e dell&#8217;istruzione, delle arti, della scienza e della politica, ma il loro lavoro pi\u00f9 prezioso spesso riceve un&#8217;attenzione e finanziamenti insufficienti e un&#8217;integrazione e una priorit\u00e0 insufficienti nei programmi di mobilit\u00e0 come Erasmus. Al fine di promuovere la decolonizzazione delle citt\u00e0, \u00e8 necessario promuovere il lavoro di queste organizzazioni della societ\u00e0 civile , sostenere il coordinamento delle diverse iniziative, strutturare il dialogo con le autorit\u00e0 comunali e dare priorit\u00e0 ai finanziamenti per questo tema trasversale.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema coloniale si basava sulla negazione della conoscenza e della cultura delle societ\u00e0 colonizzate. Fino ad oggi, le voci delle ex colonie ricevono troppa poca attenzione quando si tratta di narrare una storia comune. Non esiste un &#8220;campo di livellamento&#8221; per le narrazioni da raccontare attraverso le divisioni coloniali. Le attuali forme di cooperazione sono caratterizzate da disuguaglianze di natura sia economica che simbolica. Per il benessere delle nostre societ\u00e0, dobbiamo evitare che nei progetti con le buone intenzioni di affrontare l&#8217;ingiustizia storica riproduciamo disuguaglianze sistemiche, dipendenze e traumi.<br>Non \u00e8 raro che accademici e operatori delle ONG si rechino nel Sud come esperti senza una comprensione delle realt\u00e0 sul campo. Per comprendere una storia transnazionale condivisa e le attuali relazioni tra citt\u00e0 europee e africane, le conoscenze e le epistemologie dei popoli delle ex colonie e specialmente dei popoli oppressi dal sistema coloniale devono essere ascoltate con orecchie aperte e umilt\u00e0 in Europa. Nuove forme di cooperazione transnazionale devono essere concepite con l&#8217;obiettivo di livellare le disuguaglianze economiche e simboliche. A tal fine, le citt\u00e0 devono promuovere la cooperazione transnazionale con le citt\u00e0 partner africane a livello accademico, culturale e della societ\u00e0 civile. Le varie comunit\u00e0 di migranti nelle citt\u00e0 europee dovrebbero svolgere un ruolo centrale di mediazione e traduzione in questo, e l&#8217;impegno della societ\u00e0 civile \u00e8 tanto pi\u00f9 importante per rendere responsabili i processi ufficiali tra le citt\u00e0 e tra gli Stati e garantire che siano al servizio del cambiamento trasformativo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di Eva Maria Bertschy, Lorenzo Marsili, Niccolo Milanese e Patrizia Pozzo Negli ultimi anni, spesso con un impulso proveniente dal settore culturale, le discussioni sucome affrontare il patrimonio coloniale hanno guadagnato slancio. In quasi tutte le citt\u00e0 europee sono emersi ampi movimenti che chiedono la decolonizzazione dello spazio urbano e dei musei. 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