{"id":2078,"date":"2022-11-30T15:51:15","date_gmt":"2022-11-30T14:51:15","guid":{"rendered":"https:\/\/studiorizoma.org\/?p=2078"},"modified":"2022-11-30T16:04:30","modified_gmt":"2022-11-30T15:04:30","slug":"aterraterra-rendere-visibili-nuove-forme-di-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/non-categorizzato\/aterraterra-rendere-visibili-nuove-forme-di-vita\/","title":{"rendered":"Aterraterra: rendere visibili nuove forme di vita"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"font-size:23px\">Aterraterra in conversazione con Izabela Anna Moren<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:17px\">Da circa due anni Luca e Fabio coltivano un orto a Piana dei Colli, tra lo stadio e il parco della Favorita, a pochi chilometri dal centro storico di Palermo. In questo terreno comunitario coltivano piante spontanee, fiori, erbe officinali e aromatiche e ortaggi antichi, rari e biologici, che vengono consegnati in bicicletta agli altrettanto appassionati residenti e agli ancor pi\u00f9 appassionati chef locali.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:17px\">Ma il gusto non \u00e8 l&#8217;unica cosa che interessa al duo. Il loro \u00e8 un dialogo interspecie e interculturale in cui tutti i parametri sono continuamente rivalutati e negoziati tra tutti i soggetti coinvolti. L&#8217;attivit\u00e0 agricola della loro associazione confluisce senza soluzione di continuit\u00e0 nello smantellamento della neocolonialit\u00e0, dell&#8217;industrializzazione e dei discorsi dominanti, attraverso la ricerca di storie vegetali e culinarie e collaborazioni che portano la marginalit\u00e0 al centro. L&#8217;AterraterraLAB, appena inaugurato, fa esattamente questo, portando il mondo agricolo dai margini e dalle periferie rurali a entrare nei sensi del centro urbano di Palermo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_7428-1024x683.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2062\" srcset=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_7428-1024x683.jpeg 1024w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_7428-300x200.jpeg 300w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_7428-768x512.jpeg 768w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_7428-1536x1024.jpeg 1536w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_7428-2048x1365.jpeg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Izabela Anna Moren:<\/strong> <strong>Presto inaugurer\u00e0 il vostro spazio AterraterraLAB in citt\u00e0, un buon momento per pensare da dove siete arrivati. Avete dei background diversi e lontani dall&#8217;agricoltura, cosa facevate prima nella vita e come vi siete avvicinati all&#8217;agricoltura? Perch\u00e9 avete sentito la necessit\u00e0 di fondare Aterraterra?<\/strong><br><br><strong>Aterraterra:<\/strong> Fabio ha un background di artista e attivista, Luca viene dal mondo della ricerca e dell&#8217;attivismo. Fabio \u00e8 nato e cresciuto in Germania perch\u00e9 \u00e8 figlio di migranti siciliani ma si \u00e8 trasferito pi\u00f9 di due anni fa a Palermo, dove ci siamo conosciuti. Abbiamo iniziato quasi per gioco, avevamo in comune la passione per le piante e abbiamo iniziato i nostri esperimenti in un piccolo orto. In poco tempo abbiamo creato un giardino pieno di piante commestibili rare, variet\u00e0 di ortaggi speciali e fiori. Abbiamo imparato come riprodurne e salvarne i semi e abbiamo preso contatto con il terreno, considerandolo un complesso ecosistema di forme di vita spesso invisibili, da riconoscere e rispettare.\u00a0 E proprio in quel periodo abbiamo anche iniziato a riflettere sul rapporto tra umano e altre forme di vita e abbiamo scritto il <em>Manifesto per un collettivo interspecie<\/em>. Per dare una base pi\u00f9 strutturata a progetti come questo e a quelli legati alla coltivazione abbiamo fondato nel 2020 l&#8217;associazione Aterraterra.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IAM: Quali sono gli inizi dell&#8217;associazione Aterraterra e del vostro terreno vicino alla Favorita, quale \u00e8 stato il percorso e cosa avete imparato?<\/strong><br><br><strong>A:<\/strong> La prima stagione abbiamo iniziato a coltivare questo piccolissimo terreno acquistando piantine gi\u00e0 pronte da trapiantare e, arrivato il momento del raccolto, abbiamo assaggiato i cavolfiori, le bietole e gli altri ortaggi. Con nostra grande sorpresa, il loro sapore non era molto diverso da quello delle verdure del supermercato. Fabio, che ricordava bene il gusto delle verdure che assaggiava in Sicilia da bambino quando veniva in estate in vacanza, non ha trovato molta differenza tra le verdure del nostro orto e quelle che comprava in Germania. Da quel momento abbiamo iniziato una ricerca approfondita sulle variet\u00e0, recuperando da vecchi agricoltori e altre realt\u00e0 simili alla nostra, semi di ortaggi &#8220;antichi&#8221; e rari. Si tratta di variet\u00e0 marginalizzate dal grande mercato, perch\u00e9 spesso non hanno caratteristiche commerciali come l&#8217;omogeneit\u00e0 o non sono adatte alla distrubuzione. In compenso hanno un sapore eccezionale e, soprattutto, hanno una grande variabilit\u00e0 genetica, a differenza delle piantine che troviamo dai vivai, prodotte spesso da grandi compagnie che creano ibridi F1 molto omogei geneticamente, piuttosto insapori e lontani dalla diversit\u00e0 genetica che vediamo in natura. Inoltre questi ibridi, a differenza delle variet\u00e0 non commerciali che noi coltiviamo, daranno semi da cui nasceranno piante con caratteristiche non sempre desiderabili.&nbsp;Cos\u00ec \u00e8 iniziata la nostra avventura con le specie e le variet\u00e0 rare e a seme riproducibile: dalla zucchina limone al pomodoro litchi, da diverse variet\u00e0 di melanzane rare ai tanti peperoncini dalle forme e dagli aromi squisiti. Di l\u00ec a poco \u00e8 iniziato anche il nostro interesse per le piante spontanee alimentari sia per le loro caratteristiche organolettiche che per l&#8217;importanza che hanno per l&#8217;ecosostenibilit\u00e0. Parallelamente abbiamo inizato le nostre ricerche sul rapporto tra piante alimentari e&nbsp;(neo-)colonialismo, fascismo, antisemitismo, razzismo, sessismo e altre forme di discriminazione e\/o difficult heritage. Ne sono esempi la melanzana rossa etiopica (Solanum aethiopicum) in Italia conosciuta solo come melanzana rossa di Rotonda (tralasiando spesso le ragioni del suo arrivo in Italia, legate al colonialismo) o i grani antichi oggi tanto celebrati e che di fatto non sono cos\u00ec antichi ma in gran parte creati durante l&#8217;era fascista.&nbsp;<br><br><strong>IAM: Avete degli alleati qui in Italia o nel mondo con i quali potete parlare di un futuro condiviso? Come funziona la rete dei produttori indipendenti?<\/strong><br><br><strong>A:<\/strong> Per fortuna s\u00ec, intorno ad Aterraterra si \u00e8 formata una rete di persone e istituzioni sia italiane che internazionali con le quali c&#8217;\u00e8 un dialogo continuo. Con molte di queste abbiamo iniziato dei progetti comuni, molti dei quali stanno prendendo forma all&#8217;interno del programma di AterraterraLAB. Si tratta di artist, attivist, cooperative agricole, bracciant agricol, associazioni culturali, cuoc, scienziat, ecc. L&#8217;obiettivo \u00e8 quello di far incontrare soggetti di ambiti disciplinari in apparenza non legati all&#8217;agricoltura, aprire un tavolo di confronto multidisciplinare per porre questioni da punti di vista diversi e cercare insieme modi e pratiche per immaginare un futuro pi\u00f9 sostenibile e forse anche meno centrato sull&#8217;umano. &nbsp; &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IAM:<\/strong> <strong>Spesso mi chiedo del ruolo del consumatore e di come convincere qualcuno a non andare al supermercato ma investire in un prodotto sano per umano e terra, coltivato senza sostanze chimiche e con un atteggiamento che non estrae nutrienti dalla terra senza pensare a come riattivarla. Infine, quale \u00e8 il ruolo del consumatore per il vostro lavoro?<\/strong><br><br><strong>A:<\/strong> Domanda complessa e importante, saremo un po&#8217; lunghi.\u00a0Il <em>consumatore<\/em> forse dovrebbe smettere di esistere come categoria isolata. Il fatto che ci sia qualcosa come un consumatore, qualcuno cio\u00e8 che si limita a consumare, presuppone una sua separazione dalla cosa da consumare. Prendiamo il caso degli ortaggi. In questa visione ci\u00f2 che si consuma \u00e8 una pianta, o una parte di essa &#8211; quella parte ritenuta commestibile dal mercato \u00a0&#8211; che finisce per essere semplicemente merce pronta per la vendita, vestita nel suo packaging nello scaffale del supermercato.Noi pensiamo che l&#8217;unico modo per avere un&#8217;agricoltura e un&#8217;alimentazione pi\u00f9 giusta e consapevole, oltre che a un mercato pi\u00f9 giusto, \u00e8 quello di coinvolgere il consumatore nel processo di coltivazione, riportare il consumatore a conoscere le piante che stanno creando cibo per la sua vita. Una zucchina al supermercato in fin dei conti non \u00e8 altro che una parte amputata a una pianta. Una pianta che pochi consumatori vedranno interamente in vita loro. E tantomeno avranno la possibilit\u00e0 di conoscere l&#8217;agricoltore che la coltiva. Adesso non vogliamo dire che tutti i consumatori dovrebbero venire nei campi a vedere le piante e a conoscerne le modalit\u00e0 di coltivazione, ma vogliamo dire che il modello della grande distribuzione ha creato un enorme filtro tra chi produce il cibo &#8211; e cio\u00e8 le piante e gli agricoltori &#8211; \u00a0e chi lo mangia e cio\u00e8 i consumatori. Questa \u00e8 una condizione aberrante, che non fa bene alle piante e all&#8217;ambiente, che non fa bene agli agricoltori e nemmeno ai consumatori. Fa bene soltanto alla grande distribuzione. Una soluzione? cominciare a guardarsi intorno: ci sono tante e tanti piccol agricoltor vicino a noi e anche se la vita contemporanea si sposa molto bene con i tempi del supermercato e spesso non ci concede il tempo per cercare direttamente chi produce, a volte basta (se le nostre condizioni di vita lo permettono) rivedere un po&#8217; le nostre priorit\u00e0.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_0713-2-1024x768.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2066\" srcset=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_0713-2-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_0713-2-300x225.jpeg 300w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_0713-2-768x576.jpeg 768w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_0713-2-1536x1152.jpeg 1536w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_0713-2.jpeg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>IAM: Quest\u2019anno \u00e8 un anno di grande crescita: state portando avanti un progetto sperimentale su un terreno pi\u00f9 grande insieme alla Cooperativa Valdibella e inoltre state aprendo il vostro primo spazio fisico in citt\u00e0, non dedicato alla coltivazione. Quali piani avete per l\u2019AterraterraLAB?<\/strong><br><br><strong>A: <\/strong>Con la Cooperativa agricola Valdibella abbiamo un rapporto speciale e abbiamo attivato la scorsa primavera il progetto <em>Di seme in seme<\/em>, \u00a0un campo sperimentale dove stiamo coltivando insieme diverse variet\u00e0 di ortaggi speciali a seme riproducibile. L&#8217;obiettivo \u00e8 dimostrare che \u00e8 possibile coltivare, anche su una scala pi\u00f9 grande di un piccolo orto, variet\u00e0 di ortaggi speciali senza partire da piantine ibride F1 prodotte da grande compagnie sementiere. Con questo progetto proponiamo di tornare a lavorare con i semi, re-imparare a riprodurli e a salvarli. Il problema al quale stiamo tentando di rispondere \u00e8 il seguente: \u00a0la diffusione enorme delle piantine di ortaggi offerte da queste compagnie ha condotto in tempo molto rapido alla perdita di un&#8217;enorme quantit\u00e0 di variet\u00e0 locali, rare o marginali tramandate da lungo tempo e che sono state soppiantate dalle variet\u00e0 ibride. Questo ha comportato un&#8217;enorme perdita di biodiversit\u00e0, la dipendenza degli agricoltori da sementi e piantine prodotte all&#8217;esterno e un&#8217;appiattimento dei sapori degli ortaggi a cui purtroppo ci stiamo abituando sempre di pi\u00f9. Lavorare a partire dai semi di variet\u00e0 rare e speciali \u00e8 una sfida importante che aiuta quindi la biodiversit\u00e0, aumenta l&#8217;autonomia di chi coltiva e la qualit\u00e0 di chi mangia.\u00a0Questo e molti altri temi saranno al centro di AterraterraLAB, il nostro spazio fisico a Palermo che apre il primo dicembre. AterraterraLAB sar\u00e0 un luogo aperto di discussione e creazione, dove si alterneranno diversi formati ed entreranno in dialogo diversi ambiti disciplinari. Ci sar\u00e0 spazio per talk, residenze di artist, assemblee, workshop, proiezioni. Un luogo che promuover\u00e0 il dialogo e l&#8217;intersezione tra agricoltura, arte e attivismo, tentando di portare avanti un processo collettivo di costruzione di pensiero e di attivazione di nuove pratiche.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>L&#8217;AterraterraLAB aprir\u00e0 i suoi spazi il 1\u00b0 dicembre 2023 e fa parte del programma degli <a href=\"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/fellowships\/\">fellowship<\/a> istituzionali dello Studio Rizoma.<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aterraterra in conversazione con Izabela Anna Moren Da circa due anni Luca e Fabio coltivano un orto a Piana dei Colli, tra lo stadio e il parco della Favorita, a pochi chilometri dal centro storico di Palermo. 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