{"id":1982,"date":"2022-11-25T18:26:54","date_gmt":"2022-11-25T17:26:54","guid":{"rendered":"https:\/\/studiorizoma.org\/?p=1982"},"modified":"2022-11-25T18:35:11","modified_gmt":"2022-11-25T17:35:11","slug":"aterraterra-solanum-aethiopicum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/non-categorizzato\/aterraterra-solanum-aethiopicum\/","title":{"rendered":"Aterraterra: Solanum Aethiopicum"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"font-size:15px\"><em>Estratto da un discorso tenuto da Fabio Aranzulla e Luca Cinquemani a Palermo il 4 giugno 2022<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi mesi il collettivo Aterraterra si sta occupando delle origini problematiche e spesso coloniali di molte piante alimentari. Oggi vogliamo raccontarvi la storia del <em>Solanum Aethiopicum<\/em>. Abbiamo ricevuto i semi di questa pianta da un amico, il quale ha ritenuto interessante farceli avere. All\u2019epoca non sapevamo pressoch\u00e9 nulla di questa pianta, l\u2019avevamo gi\u00e0 vista in passato ma non ne conoscevamo la storia. Sul pacchetto c\u2019era scritto \u201cmelanzana rossa di Rotonda\u201d. Il nome utilizzato in Italia non dice molto sull\u2019origine coloniale della pianta, mentre il nome scientifico, <em>Solanum Aethiopicum<\/em>, ci racconta delle sue origini etiopi.<\/p>\n\n\n\n<p>Partiamo dalla descrizione che troviamo sul sito web di Slow Food \u2013 fondazione no-profit che si occupa di valorizzare produzioni locali, soprattutto legati al territorio, alle piccole produzioni e alle eccellenze locali \u2013 di questa melanzana e analizziamo insieme alcuni parti di questo testo, in quanto particolarmente problematiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Slow Food scrive: \u201d\u00c8 piccola e tondeggiante come una mela, di colore arancio intenso con sfumature verdognole e rossastre: pi\u00f9 che una melanzana sembra un caco o un pomodoro. Non a caso nella parlata locale si chiama \u201cmerlingiana a pummadora\u201d. La melanzana rossa di Rotonda (Solanum aethiopicum) \u00e8 una lontana parente della comune melanzana (Solanum melongena) giunta in Europa forse dall\u2019India e provvista di bacche di un bel viola intenso. Quella di Rotonda \u00e8 arrivata alla fine dell\u2019Ottocento, probabilmente dall\u2019Africa, forse importata da alcuni soldati di ritorno dalle guerre coloniali. Sconosciuta altrove, \u00e8 una pianta rustica coltivata in tutti gli orti di Rotonda e ha un sapore pi\u00f9 amarognolo ed esotico delle comuni melanzane. Le piantine sono poste a dimora in maggio e il primo raccolto avviene nel mese di agosto per continuare fino ai primi freddi. Anche le modalit\u00e0 di conservazione sono caratteristiche: le piccole melanzane anticamente venivano \u201cnzertate\u201d, cio\u00e8 legate a grappoli come si fa per peperoni e pomodorini, e quindi messe ad asciugare sotto tettoie. \u00c8 consumata tradizionalmente sott\u2019olio e sott\u2019aceto, ma nella cucina contemporanea viene proposta nelle pi\u00f9 svariate forme: in agrodolce, in confettura, fritta e addirittura in versione da fine pasto come liquore e cioccolatini. Sono apprezzate anche le foglie, tenere, molto diverse da quelle della comune melanzana, per forma e dimensioni, solitamente preparate in pastella e poi fritte. La polpa \u00e8 carnosa, non annerisce nemmeno dopo parecchie ore dal taglio; il profumo \u00e8 intenso, fruttato tanto da ricordare il fico d\u2019India. La rossa melanzana \u201cafricana\u201d \u00e8 solo una delle verdure che fanno di Rotonda \u2013 3000 abitanti, altitudine circa 600 metri, a una cinquantina di chilometri dal mare di Maratea \u2013 una piccola capitale dell\u2019orticoltura di tradizione, inserita in un contesto ambientale unico: il Parco Nazionale del Pollino, l\u2019area protetta pi\u00f9 estesa del nostro Paese. La sua peculiarit\u00e0 \u00e8 il basso contenuto di acido clorogenico responsabile nelle altre melanzane dell\u2019imbrunimento della polpa: questo la rende ideale per la trasformazione e la conservazione.\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"1007\" src=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_9511-1024x1007.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1979\" srcset=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_9511-1024x1007.jpeg 1024w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_9511-300x295.jpeg 300w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_9511-768x755.jpeg 768w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_9511-1536x1510.jpeg 1536w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/IMG_9511-2048x2013.jpeg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>La prima questione che salta all\u2019occhio \u00e8 sicuramente il racconto molto breve, solo accennato, delle origini coloniali della melanzana rossa di Rotonda. Si dice che molto probabilmente \u00e8 legata al colonialismo italiano. Di fatto, noi abbiamo cominciato a fare ricerche e a intervistare persone che vivono a Rotonda, comprendendo che la storia \u00e8 molto pi\u00f9 complessa di come viene narrata. Si narra che la melanzana rossa arriva in Basilicata con i soldati di ritorno dall\u2019Etiopia durante la prima fase del colonialismo italiano. Angelo Passalacqua, grande conservatore di semi, ci ha raccontato che la coltivazione della melanzana rossa di Rotonda era legata anche a particolari condizioni di questi soldati: era la pianta della povert\u00e0. Chi coltivava <em>Solanum Aethiopicum<\/em> era sempre un ex soldato che viveva in condizione di povert\u00e0. La sua coltivazione e il suo consumo rappresentavano in qualche modo uno stigma.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa narrazione si interrompe nel momento in cui Slow Food cerca di ri-brandizzare la melanzana rossa di Rotonda mettendo in atto, per prima cosa, una semplificazione della sua storia coloniale, quindi dedicando soltanto alcune righe a questo concetto. La fondazione, inoltre, utilizza un termine interessante in questa narrazione, cio\u00e8 definisce la melanzana rossa \u201cesotica\u201d. Nel testo si legge che la melanzana \u00e8 sconosciuta \u201caltrove\u201d facendo intendere che l\u2019Italia \u00e8 un po\u2019 il centro del mondo: la melanzana rossa \u00e8 in realt\u00e0 coltivata e utilizzata in tantissime parti del mondo, per esempio in Nigeria e in alcune parti dell\u2019India.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa significa esotico? Il termine esotico viene utilizzato per fare una distinzione tra \u201cnoi\u201d e \u201cgli altri\u201d, tra ci\u00f2 che si conosce e ci\u00f2 che non \u00e8 conosciuto. Arrivati a questo punto ci chiediamo: quando una cosa diventa esotica o quando cessa di esserlo? Perch\u00e9 non pensiamo al pomodoro, anch\u2019esso con una storia coloniale alle spalle, come ad un frutto dal saporo esotico? Abbiamo capito, infine, che si tratta di un esemplare caso di italianizzazione: sia il pomodoro che la melanzana rossa di Rotonda, vengono italianizzati, quindi pian piano assimilati e, col tempo, smettono di essere considerati esotici. Chiaramente, Slow Food parla di esotismo per rendere pi\u00f9 appetibile la melanzana rossa di Rotonda. Come vediamo, le narrazioni delle piante alimentari rispecchiano l\u2019impianto coloniale che \u00e8 all\u2019interno del nostro linguaggio e dei nostri schemi culturali e sociali.<\/p>\n\n\n\n<p>In ultima analisi, Slow Food scrive in una piccola nota che \u201ci saperi raccolti appartengono alle comunit\u00e0 che li hanno preservati nel tempo\u201d. Questo ci permette di fare un collegamento con la questione delle restituzioni. La domanda \u00e8: a chi appartiene questo sapere? E chi lo ha preservato nel tempo in questo caso? Slow Food sta facendo di questa melanzana rossa una narrazione legata al territorio di Rotonda. Come dovremmo comportarci di fronte ad un caso del genere? Smettere di coltivarla o continuare a coltivarla cercando di rinnovare la sua narrazione? Come si pu\u00f2 immaginare una restituzione nel caso delle piante, che per loro definizione sono in continuo movimento e in continua trasformazione?<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px\">In foto: <em>Solanum Aethio<\/em>picum o melanzana rossa di Rotonda<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"TIME FOR DENIAL IS OVER: Aterraterra, Solanum Aethiopicum\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/hRgK78tpTgo?start=579&#038;feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Estratto da un discorso tenuto da Fabio Aranzulla e Luca Cinquemani a Palermo il 4 giugno 2022 Negli ultimi mesi il collettivo Aterraterra si sta occupando delle origini problematiche e spesso coloniali di molte piante alimentari. 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