{"id":1538,"date":"2022-10-05T11:09:51","date_gmt":"2022-10-05T09:09:51","guid":{"rendered":"https:\/\/studiorizoma.org\/?p=1538"},"modified":"2022-10-10T11:46:59","modified_gmt":"2022-10-10T09:46:59","slug":"perdere-i-confini-muoversi-con-le-onde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/non-categorizzato\/perdere-i-confini-muoversi-con-le-onde\/","title":{"rendered":"Perdere i confini, muoversi con le onde"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-small-font-size\"><em>In foto: Una vista sul fondo dell&#8217;oceano Pacifico, al largo delle coste delle Hawaii. Dati sonar multiraggio. \u00a9 Territorial Agency<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019acqua cancella ogni confine; e visto che tutti i mari del mondo dialogano con tutti gli altri mari, i confini che la storia ha tracciato nel mare sono puramente concettuali, o traggono la loro geometria da un qualche aspetto della costa pi\u00f9 vicina\u201d, scrive Roberto Casati nel suo libro <em>Oceano. Una navigazione filosofica<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Nonostante le caratteristiche di mari e oceani, sia quelle ecologiche che quelle politico-sociali, siano oggi in costante mutamento, la loro conoscenza non solo risulta parziale ma \u00e8 \u201cparalizzata tra forme di segregazione culturale consolidate e separazione tra attivit\u00e0 umane di terra e di mare\u201d (<em>Ocean Space<\/em>). La prospettiva terracentrica considera ci\u00f2 che accade negli spazi acquatici come qualcosa di marginale rispetto a ci\u00f2 che succede a terra, dove vive la nostra societ\u00e0. Per affrontare le importanti trasformazioni in atto, diviene necessario ripensare tale relazione tra terra e mare e iniziare a concepire questi spazi acquatici in termini sociali, come dei corpi sensibili che reagiscono alle attivit\u00e0 umane \u201cterrene\u201d e quindi come spazi della societ\u00e0, piuttosto che spazi utilizzati dalla societ\u00e0.<br>Diversi sono i progetti artistici che vogliono offrire un contributo al dibattito in un\u2019ottica di superamento della divisione terra\/mare, cercando vivamente una rottura con quella separazione che disarticola il discorso in natura\/cultura. Abbiamo raccolto quattro progetti che, pur lavorando su piani differenti e con metodologie diverse, sono accomunati dalla volont\u00e0 di portare \u2013 e in alcuni casi \u2018riportare\u2019 \u2013 le pratiche marittime al centro del discorso contemporaneo, facendo costantemente dialogare ci\u00f2 che succede \u2018a terra\u2019 con ci\u00f2 che succede \u2018in acqua\u2019: ripensare questa relazione e abbandonare il presupposto secondo cui l&#8217;esistenza della societ\u00e0 esiste solo l\u00e0 dove fisicamente vivono gli esseri umani, \u00e8 possibile solo se prima immaginiamo una vita nella quale l\u2019Oceano \u00e8 intrinseco.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:33px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Dineo Seshee Bopape, <em><em>The Soul Expanding Ocean #3<\/em><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-10-04-115347-4-1024x516.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1539\" width=\"840\" height=\"423\" srcset=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-10-04-115347-4-1024x516.png 1024w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-10-04-115347-4-300x151.png 300w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-10-04-115347-4-768x387.png 768w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-10-04-115347-4.png 1306w\" sizes=\"(max-width: 840px) 100vw, 840px\" \/><figcaption><br>Veduta della mostra <em>The Soul Expanding Ocean<\/em> #3: Dineo Seshee Bopape, Ocean Space, Venezia, 2022. Commissionato e prodotto da TBA21-Academy. \u00a9 Matteo De Fina<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><br>L&#8217;esposizione <em>The Soul Expanding Ocean #<\/em>3, dell&#8217;artista sudafricana Dineo Seshee Bopape \u00e8 curata da Chus Mart\u00ednez negli spazi di Ocean Space (Venezia). Il lavoro, commissionato da TBA21-Academy, \u00e8 frutto di un viaggio alle Isole Salomone, da dove l\u2019artista fa rotta verso le piantagioni del Mississippi fino alla Giamaica, per poi fare ritorno a casa, in Sudafrica. Da questo viaggio nasce un progetto che ripercorre la storia della tratta transatlantica degli schiavi e che guarda all\u2019Oceano come a un deposito di storie coloniali. Storie che sono raccontate da microrganismi, da rocce e da alghe, da onde e da voci che si muovono con esse. \u00c8 un\u2019opera che ci insegna a comprendere che \u201ci tempi antichi e leggendari non appartengono al passato, perch\u00e9 l\u2019epoca coloniale dell\u2019oppressione non \u00e8 storia passata, come non lo sono distruzione e sfruttamento delle risorse\u201d, scrive la curatrice Chus Mart\u00ednez.<br><em><em>The Soul Expanding Ocean #3<\/em><\/em> un ulteriore passo verso l\u2019unione tra la terra e la memoria degli oceani: essi contengono parte della storia dell\u2019umanit\u00e0 e in quanto tali, proprio come la stessa opera ci invita a fare, vanno ascoltati.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-container-1 wp-block-buttons\">\n<div class=\"wp-block-button is-style-outline\"><a class=\"wp-block-button__link\" href=\"https:\/\/www.ocean-space.org\/it\/mostre\/ocean-what-if-no-change-is-your-desperate-mission-the-soul-expanding-ocean-3-dineo-seshee-bopape\">PROGETTO<\/a><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:33px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Carlos Casas, <em>ARAL. Fishing in an Invisible Sea<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"1003\" height=\"753\" src=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-09-30-160105-3.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1540\" srcset=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-09-30-160105-3.png 1003w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-09-30-160105-3-300x225.png 300w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Immagine-2022-09-30-160105-3-768x577.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1003px) 100vw, 1003px\" \/><figcaption><br>Carlos Casas, <em>ARAL. FISHING IN AN INVISIBLE SEA<\/em>, Moynak. Uzbekistan. 2004, DVCAM Color, 52 min.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Carlos Casas ha realizzato nel 2004 un film documentario ambientato in Uzbekistan, pi\u00f9 precisamente nei dintorni di Aral, a Monyak, che esplora la vita di tre generazioni di pescatori \u2013 gli ultimi rimasti. \u00c8 un viaggio all\u2019interno della loro quotidianit\u00e0, fatta di attese e di lotte per sopravvivere in uno dei luoghi pi\u00f9 colpiti dal disastro ambientale. Il Lago d\u2019Aral, oggi uno dei luoghi pi\u00f9 remoti del pianeta, era originariamente uno dei laghi pi\u00f9 grandi del mondo: le sue acque dividevano le repubbliche socialiste sovietiche e gli attuali Stati dell&#8217;Uzbekistan e del Kazakistan. Negli anni ottanta le sue acque furono ampiamente sfruttate per alimentare la monocultura di cotone, un abuso che caus\u00f2 una vasta riduzione delle sue dimensioni, fino alla sua (quasi) scomparsa.<br>Casas racconta di aver voluto ritrarre \u201cil processo di morte di un mare attraverso le ultime tre generazioni colpite, dal vecchio pescatore, in pensione che viveva il mare, alla generazione adulta che sopravvive ancora attraverso la pesca nei laghi rimasti, fino alla generazione del deserto che sopravvive dal nulla, cercando di mantenere le tradizioni e la speranza di un ritorno di un futuro pi\u00f9 pieno di speranza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-container-2 wp-block-buttons\">\n<div class=\"wp-block-button is-style-outline\"><a class=\"wp-block-button__link\" href=\"http:\/\/www.carloscasas.net\/film\/aral\/\">PROGETTO<\/a><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:33px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Collettivo Barena Bianca e Ilaria Genovesio, <em>Never let me G\u00f2, Tunaight<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"465\" src=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/jhd-3-1024x465.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1541\" srcset=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/jhd-3-1024x465.png 1024w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/jhd-3-300x136.png 300w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/jhd-3-768x349.png 768w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/jhd-3.png 1308w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption><br>Estratto dal video di <em>Never let me G\u00f2, Tunaight<\/em>, Barena Bianca.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Il collettivo Barena Bianca, formato da Fabio Cavallari e Pietro Consolandi nell&#8217;estate del 2018, nasce nella laguna di Venezia con lo scopo di portare alla luce molte delle sue problematiche ecologiche e sociologiche, adottando la Barena, tipica salina veneziana, essenziale alla sopravvivenza della citt\u00e0, come suo emblema.<br>Il progetto <em>Never let me G\u00f2, Tunaight<\/em>, in collaborazione con Ilaria Genovesio, crea continuit\u00e0 tra le citt\u00e0 di Istanbul e Venezia, attraverso l\u2019individuazione di una o pi\u00f9 specie marine estinte e aliene che accomunano il Mar di Marmara e l\u2019area marina del Mar Adriatico settentrionale e della Laguna Veneta. Una ricerca che ha portato alla luce questioni urgenti \u2013 e condivise nelle due citt\u00e0 \u2013 quali l\u2019inquinamento, la globalizzazione, i cambiamenti climatici, la pesca eccessiva, l\u2019alimentazione, il turismo e la biodiversit\u00e0.<br>\u201cDurante il periodo a PASAJ abbiamo realizzato delle sculture mobili e volanti ritraenti un ghiozzo (g\u00f2 in veneziano), un tonno e delle noci di mare \u2013 una specie invasiva, uno ctenoforo che si sviluppa in acque calde danneggiando la fauna marina locale. Due pesci iconici, il G\u00f2 per Venezia e il Tonno per Istanbul, presenti in entrambe le acque e accomunati da passati gloriosi ed un presente alquanto critico e precario. Al contrario le noci di mare sono l\u2019immagine di un presente contaminato, in contrasto con il fragile equilibrio dei mari, e che invade in maniera nociva ecosistemi fragili come la Laguna di Venezia e il Bosforo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-container-3 wp-block-buttons\">\n<div class=\"wp-block-button is-style-outline\"><a class=\"wp-block-button__link\" href=\"https:\/\/www.barenabianca.earth\/works\/\">PROGETTO<\/a><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:33px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Salvatore Iaconesi and Oriana Persico,&nbsp;<em>U-DATInos. Sensibili all\u2019acqua<\/em><\/strong><a href=\"https:\/\/udatinos.eu\/\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1225\" height=\"688\" src=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/maxresdefault-3-edited.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1543\" srcset=\"https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/maxresdefault-3-edited.jpg 1225w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/maxresdefault-3-edited-300x168.jpg 300w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/maxresdefault-3-edited-1024x575.jpg 1024w, https:\/\/studiorizoma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/maxresdefault-3-edited-768x431.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1225px) 100vw, 1225px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>L\u2019Ecomuseo Mare Memoria Viva \u00e8 uno spazio di comunit\u00e0, creato insieme agli abitanti delle borgate marinare, che ospita una narrazione corale e che ha dato l\u2019avvio ad un percorso di riscoperta e riappropriazione della relazione tra gli abitanti di Palermo e il loro mare. Il mare a Palermo esiste ancora? Negli ultimi decenni, il rapporto tra la citt\u00e0 di Palermo e il suo mare \u00e8 diventato controverso. Il mare che bagna il capoluogo siciliano \u00e8 stato intensamente sfruttato, e questo ha portato sulla costa rovine e degrado. Ridare a Palermo il suo mare \u00e8 quindi la missione dell\u2019Ecomuseo.<br>Questo lavoro di cura, lo scorso anno, si \u00e8 spinto fino al fiume Oreto dove \u00e8 stata realizzata un\u2019opera d\u2019arte dedicata al fiume stesso. L\u2019opera in questione si chiama <em>U-DATInos. Sensibili all\u2019acqua<\/em> ed \u00e8 stata ideata dal duo di artisti Salvatore Iaconesi e Oriana Persico. Si tratta di uno Uno spazio meditativo per ascoltare l\u2019acqua di Palermo e interrogarsi sul futuro del Fiume Oreto. Una piattaforma di espressione e attivazione per gli abitanti e le comunit\u00e0 della citt\u00e0. \u201cSulla foce di questo fiume, immergendoci in questo complesso territorio, proveremo a sperimentare nuove ritualit\u00e0 che ci connettano alle acque di Palermo: per diventare sensibili all\u2019ambiente e immaginare nuove alleanze tra attori umani e non umani, arte e scienza, innovazione e societ\u00e0\u201d scrivono gli artisti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-container-4 wp-block-buttons\">\n<div class=\"wp-block-button is-style-outline\"><a class=\"wp-block-button__link\" href=\"https:\/\/udatinos.eu\/\">PROGETTO<\/a><\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<div style=\"height:33px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In foto: Una vista sul fondo dell&#8217;oceano Pacifico, al largo delle coste delle Hawaii. Dati sonar multiraggio. \u00a9 Territorial Agency \u201cL\u2019acqua cancella ogni confine; e visto che tutti i mari del mondo dialogano con tutti gli altri mari, i confini che la storia ha tracciato nel mare sono puramente concettuali, o traggono la loro geometria [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":1494,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[5],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1538"}],"collection":[{"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1538"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1538\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1558,"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1538\/revisions\/1558"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1494"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1538"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1538"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/studiorizoma.org\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1538"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}